E come potremo dimenticarla, l’estate che verrà. Ci manca solo qualche mese a Luglio/Agosto ma la pandemia ci ha già mandati tutti nel pallone. Cari miei, scordiamoci le comodità e stiamo attenti ai protocolli: Se volete andare al mare, solo spiagge di prossimità, a pochi chilometri da casa. Prenotate sempre l’ombrellone. Quando siete nello stabilimento, indossate sempre guanti e mascherine. E poi, mi raccomando, mantenetevi a quattro metri di distanza dal vostro vicino. Scappate subito in acqua, quando vorrete fare il bagno. Per farvi la doccia, fate la fila, sempre a debita distanza. Non si sa mai. Volete un caffè, una birra o un gelato? No problem! Prenotateli con l’App. Dopo cinque minuti arriverà al vostro ombrellone un giovane barman con tanto di vassoio, guanti e mascherina.
All’ora di pranzo, quando il pancino reclama, lasciate perdere il self-service o il ristorante. Portatevi il fagotto.
Sarà tutta un’altra storia, altro che menu. E se proprio non ce la fate a preparare la pasta al forno, dirottate verso un’insalata di riso o una bella frittata con la cipolla. Quando vorrete farvi quattro passi sulla spiaggia, mi raccomando! State attenti ai vù cumprà, ai coccobello e soprattutto ai marocchini. Sono solo assembramenti di tardo signore e vanesie signorine.
Nient’altro? Il Divino Poeta avrebbe detto: Fatti non foste a viver come bruti, ma per… farvi almeno un bagno in santa pace. Va bene, va bene, caro Generale Covid. Ti promettiamo che faremo i bravi, al mare e in montagna. Anche se tu, a dire il vero, ci hai regalato tanti lutti e molti guai, soprattutto in Alta Italia. Come dici? Ci hai fatto anche un pò di favori? E quali sarebbero? Niente traffico, niente casino. Furti zero e zero rapine. Niente viaggi superflui, niente spostamenti inutili. Al contrario, molto silenzio e più raccoglimento; più letture e più famiglia, tanta televisione, ma anche più riflessione. Vorresti continuare così per qualche altro anno? Ma te piasse ‘n bene, come dicono qui a Roma. Sì, è vero, lo sappiamo: la Storia ci insegna che non tutti i virus vengono per nuocere. Ma, tu non te la prendere, se ti diciamo, apertis verbis, la nostra verità: non vediamo l’ora che te ne vai a quel paese. Forse, chissà, fra vent’anni ci ricorderemo ancora di te e ci scapperà anche qualche lacrima sul…. virus. Sì, potremmo anche avere qualche momento di commozione, perché qualcosa di buono l’hai fatta anche tu. In questo mondo sempre più impazzito, ci hai fatto capire che non siamo noi i padroni della Terra, che non possiamo fare tutto a nostro piacimento. Per farla breve, ci hai fatto capire che il mondo, quando meno te l’aspetti, si può capovolgere e ci fa sentire tutti più vulnerabili, impotenti, colpevoli. E allora ci fermiamo, ce la facciamo sotto. Perché, come direbbe Frate Indovino, “A fame e paura, non c’è metro di misura”.