giovedì, 27 Febbraio, 2025
Esteri

Israele piange i Bibas, cortei e lacrime per i fratellini dai capelli rossi simbolo del 7/10

Hamas consegna 4 corpi in cambio di 602 palestinesi. Trump posta un video di Gaza "dorata" generato con l’IA. Idf bombarda in Siria, 2 morti. A Gaza 7 bambini morti di freddo

Mentre Israele piange i Bibas, il conflitto in Medio Oriente continua a infiammarsi, lasciando poco spazio alle prospettive di una pace duratura. Migliaia di persone si sono riunite ieri a Rishon LeZion e lungo le strade verso il kibbutz Nir Oz per rendere omaggio ai piccoli Ariel e Kfir Bibas e alla loro madre Shiri, uccisi in prigionia e restituiti da Hamas. Il dolore collettivo si è espresso in magliette e palloncini arancioni, colore simbolo dei due bambini dai capelli rossi. La cerimonia funebre si è svolta in forma privata ma trasmessa in streaming, mentre la Knesset ha osservato un minuto di silenzio e la residenza del presidente israeliano si è illuminata dello stesso colore in loro memoria. Dopo oltre 15 mesi di guerra, il rilascio dei corpi ha sollevato polemiche asprissime in Israele, con l’accusa che il governo abbia preferito vendetta alla salvezza degli ostaggi. “Avrebbero potuto salvarvi, ma hanno scelto la vendetta”, ha dichiarato Ofri Bibas, sorella di Yarden Bibas, il padre dei bambini, rilasciato vivo all’inizio del mese. L’emozione collettiva si è intrecciata con tensioni politiche. Il vicepresidente della Knesset, Nissim Vaturi, ha rilasciato dichiarazioni scioccanti invocando l’eliminazione di tutti gli uomini a Gaza, “feccia subumana”. Le sue parole hanno suscitato anche stavolta indignazione a livello internazionale, mentre il governo israeliano continua a discutere le modalità di gestione del conflitto e dei prigionieri palestinesi. Parallelamente, Hamas ha annunciato la restituzione di quattro corpi di ostaggi israeliani in cambio del rilascio dei 602 prigionieri palestinesi che Israele trattiene da sabato scorso. Israele ha confermato lo scambio tra tensioni e contrasti interni sulla politica del governo Netanyahu riguardo gli ostaggi e la guerra nella regione.

Occupazione Cisgiordania

Nel frattempo, la situazione umanitaria continua a peggiorare. A Gaza, sette bambini sono morti di freddo, aggravando una crisi già drammatica. In Cisgiordania, Oxfam ha denunciato “un’ondata di violenza senza precedenti messa in atto dall’esercito israeliano e dai coloni”, con il più grande numero disfollamenti forzati dal 1967, oltre a 40 mila persone costrette a fuggire dalle proprie case a causa delle operazioni militari israeliane. L’operazione “muro di ferro”, iniziata appena due giorni dopo il cessate il fuoco a Gaza con l’attacco a Jenin si è estesa ai campi profughi di Tulkarem, Nur Shams e El Far’a. “In tutta la regione le comunità palestinesi sono vittime di detenzioni arbitrarie, non possono muoversi, lavorare o andare a scuola. Assistono impotenti alla demolizione delle loro case e delle infrastrutture essenziali da cui dipendono – ha detto Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia – un’annessione de facto, che rende sempre più difficile per Oxfam e le altre organizzazioni umanitarie soccorrere gli sfollati, i cui bisogni aumentano di giorno in giorno. I nostri operatori e partner sono stati minacciati ai posti di blocco e gli è stato più volte impedito di consegnare aiuti fondamentali per la popolazione”.

Raid israeliani in Siria

Sul fronte regionale, l’aviazione israeliana ha bombardato la Siria meridionale, uccidendo almeno due persone. L’attacco fa parte della strategia di Israele per impedire l’insediamento di forze ostili nella regione. Il ministro della Difesa Yoav Gallant ha dichiarato che il Paese non permetterà che la Siria meridionale diventi un nuovo fronte contro Israele, intensificando così la pressione su Damasco e Teheran. “Ogni tentativo da parte delle forze del regime siriano e delle organizzazioni terroristiche nel paese di stabilirsi nella zona di sicurezza nella Siria meridionale verrà accolto con il fuoco”, ha detto il ministro Katz.

Ankara: “agenda espansionistica”

Secondo il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan è a questo punto “evidente” che Israele ha mire espansionistiche in Siria e Cisgiordania e punta a creare instabilità in tutta la regione. Accusando direttamente il premier Benjamin Netanyahu di “portare avanti una agenda espansionistica”, Fidan ha affermato che “Il governo Netanyahu, insieme a coloro che ne assecondano l’agenda, sta sfruttando la situazione attuale per forzare la dispersione dei Palestinesi da Gaza. Le mire espansionistiche riguardano Siria e Cisgiordania e si basano su continui attacchi, sostegno dall’estero e destabilizzazione dei Paesi vicini come Libano Siria e Giordania. È evidente come l’aggressività e gli attacchi siano la priorità e Israele non abbia alcuna intenzione di cercare la soluzione dei due Stati”.

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Ettore Di Bartolomeo

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