mercoledì, 26 Febbraio, 2025
Attualità

Napoli: la cappella Sansevero, scrigno magico che custodisce i gioielli dell’illuminismo Napoletano

Entrando si percepisce un misto di esoterismo, magia, scienza, alchimia, arte ed intelligenza: bellezza pura

Napoli, città di amore, di libertà e di ricchezza alla portata di tutti, Nel pieno del centro storico a due passi dalla chiesa di san Domenico Maggiore fu eretta, già dal sedicesimo secolo, la controversissima cappella sepolcrale della famiglia dei principi di Sansevero, oggi tra i siti più ricercati e visitati d’Italia. Entrando si percepisce un misto di esoterismo, magia, scienza, alchimia, arte ed intelligenza: bellezza pura.
Fu Raimondo di Sangro principe di Sansevero (1710-1771), studioso e mecenate, che volle costruire questo capolavoro barocco con non celato desiderio autocelebrativo della famiglia e per mostrare ma non disvelare le sue misteriose e segrete ricette alchemiche.

Alchimie rimaste segrete

Egli, anticonformista, eclettico, militare, inventore e finanziatore di artisti, realizzò questa preziosa gemma avvalendosi dei più grandi maestri d’arte, dai quali esigeva il massimo dei risultati. Dalle opere fu affascinato anche Benedetto Croce che dimorava a Napoli non molto lontano dal sito, sottolineando l’aura di mistero che circondava questa geniale figura di nobile.
Entrando e volgendo il capo al cielo, si può iniziare col gustare i magnifici affreschi barocchi, mai restaurati e dai colori ancora vivissimi. Si dice che quei colori fossero stati realizzati dal principe attraverso alchimie rimaste segrete.

Il Cristo velato

Al centro la straordinaria statua del cristo velato, attorniato da statue che simboleggiano le virtù, tutte straordinari esempi di perfezione. Il Cristo velato provoca lo stupore del visitatore di qualsiasi sensibilità e cultura, l’incredibile drappo scolpito nel marmo (si è persino avazata l’ipotesi che possa essere stato realizzato grazie alle alchimie del principe Raimondo e sovrapposto alla statua) esalta anzichè nascondere il corpo martoriato del Cristo, deposto dalla croce. Si riconoscono i lineamenti del viso, le ferite sul costato, le mutilazioni sulle mani provocate dai chiodi e addirittura, a dare realismo alla scena, c’è il chiodo estratto dalla croce con una tenaglia. L’opera fu realizzata in un primo momento da Antonio Corradini (artista veneto 1688-1752) che morì dopo aver creato un bozzetto in terracotta, per essere poi realizzata da Giuseppe Sanmartino (genovese 1720-1793) che la portò a termine nell’attuale splendore.

Cecilia Gaetani

La verità velata o pudicizia è un’altra delle statue presenti nel tempio che, invece, Antonio Corradini riusci’ a portare a termine prima della manifattura del Cristo velato. Anche in questa statua è presente l’ allegoria del velo che simboleggia, tra gli atri significati, come la verità e la bellezza possano celarsi al primo impatto. Il monumento è dedicato alla memoria della madre del principe di Sansevero Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, discendente da una nobilissima famiglia partenopea.
Ella morì molto giovane, quando il principe aveva 1 anno. La figura è avvolta dal velo che lascia fuori solo le mani ed i pedi della figura, le mani impugnano una ghirlanda di rose e la mano sinistra afferra un pezzo di lapide spezzata ad indicare la morte prematura della donna, Sulla parte spezzata ancora rose, continuazione della ghirlanda. Il velo ora copre ora evidenzia la sinuosità della giovane donna, facendone intuire la bellezza.

Intelletto, sapienza e saggezza

Vi è poi la scultura del disinganno, scolpita da Francesco Queirolo (genovese 1704- 1762), posta di fronte alla quella della pudicizia, dedicata al padre del principe Raimondo, Antonio. Egli rimasto vedovo, al termine di una vita dedicata agli eccessi ed alla mondanità, si libera della “rete” della menzogna e dell’inganno che lo copre, simboleggiante i vizi che attanagliavano l’uomo, aiutato da un genio alato posto su un globo terrestre, rappresentante l’intelletto, la spienza e la saggezza. Il padre del principe infatti, dopo varie peripezie e vita smodata, rinunciò al titolo nobiliare a favore del figlio ed abbracciò il sacerdozio.La realizzazione della rete è un vero capolavoro di arte soprattutto nelle parti in cui essa non aderisce al corpo dell’uomo.
Citiamo solo queste tre più importanti statue della cappella, che offre ai visitatori spunti di stupefacente meraviglia, riflessione e contemplazione della bellezza.

Napoli e la contesa con Parigi

La cappella Sansevero non è l’unico gioiello di Napoli, oggi felicemente assediata dai turisti che provengono da ogni dove a godere delle bellezze della cultura napoletana, già capitale borbonica che, nel 1700, si contendeva il primato intellettuale nientemeno che con Parigi, con cui peraltro vi erano molti vincoli ed affinità. In ogni angolo o manifestazione di Napoli si scorge arte. cultura, scienza, creatività, gioia di vivere, genialità, confortevolezza nei valori positivi, disincanto, ironia, ed infine, in una parola sola, umanità.
A tal proposito voglio riportare uno scritto su Napoli, vergato una sera, dalla collina di Pizzofalcone che domina il golfo:

Napoli

Da qui il mare si confonde con il cielo scuro
e le navi sono il colore che scivola sulla tela.
Ed io ti chiedo di parlarmi ancora.
Poi ascolta il mio saluto alla tua gente,
alle tue strade rumorose,
al tuo indulgente amore materno.
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