Per riuscire a fronteggiare il problema della carenza del personale sanitario servono tra i 40mila e gli 80mila infermieri, ma trovarli al momento attuale appare difficile. L’attrattività della professione è bassa e solo l’1% degli studenti sceglie questo corso di laurea contro una media del 3% negli altri paesi.
Come si legge in un comunicato di Fnopi le principali cause sono la retribuzione, il 40% in meno della media di quelle dei Paesi europei nonostante l’enorme mole di lavoro a cui sono sottoposti gli infermieri, pochi posti messi a bando nelle università per la laurea in infermieristica rispetto alla quale l’Italia è nelle basse posizioni nella classifica dei Paesi OCSE e uno sviluppo di carriera limitato.
La carenza non si riesce a colmare nemmeno con infermieri che provengono per le vie regolari dall’estero, visto che in Italia questa forza lavoro si ferma al 4,8% contro il 25,9% della Svizzera o il 15,4% del Regno Unito e l’8,9% della Germania. Per raggiungere lo standard dei maggiori paesi Ue, sarebbero paradossalmente necessari quasi 224.000 infermieri, che diventerebbero oltre 320.000 usando come riferimento la popolazione over 75, la più bisognosa di assistenza, oltre a rivedere i livelli retributivi, sarebbe il caso di ripensare lo skill mix. Si deve ripensare infatti non solo ai ruoli di medici e infermieri ma anche a quello che coinvolge infermieri e operatori socio-sanitari, alla luce della crescente importanza della non autosufficienza e della conseguente sovrapposizione di bisogni sanitari e sociali.