“Essere costruttori di ponti è la vocazione a cui tutti siamo chiamati”. Leone XIV ha scelto Paysandú, città uruguaiana legata alla presenza italiana, per rivolgere un appello all‘unità e alla fraternità, nel corso della prima Messa celebrata nel Paese durante il viaggio apostolico che, dal 6 al 17 novembre, lo porta anche in Argentina e Perù. Ieri, nel Parque París Londres, davanti ai fedeli uruguaiani e ai pellegrini arrivati dalle nazioni vicine, il Pontefice ha dedicato l‘omelia al valore della fede nella vita quotidiana, tra memoria storica, legami umani e responsabilità verso gli altri. La celebrazione votiva in onore del beato Jacinto Vera, vescovo di Montevideo, ha offerto al Papa l‘occasione per ricordare una figura profondamente legata alla storia del Paese, conosciuta come il “vescovo gaucho” per i suoi viaggi a cavallo attraverso l‘Uruguay, percorso tre volte per raggiungere le comunità e visitare gli ammalati, senza lasciarsi fermare dalle distanze, dalle intemperie o dai pericoli del cammino.
Il Santo Padre si è soffermato in particolare su un episodio del 1864, durante la storica difesa di Paysandú, quando Jacinto Vera raggiunse l‘isola della Carità, di fronte alla città assediata, e vi rimase fino alla conclusione degli scontri per prestare assistenza ai rifugiati e ai feriti di entrambi i fronti. Da quel luogo, il religioso invocò la riconciliazione tra gli eserciti, ai quali chiese, in nome di Dio, di ritrovare la pace attraverso un abbraccio fraterno.
Il ponte internazionale e il valore dei legami
Da quella testimonianza Sua Santità ha tratto lo spunto per parlare del presente, attraverso tre immagini familiari agli abitanti della regione: il ponte, le palme e il mate. La prima è quella del Ponte internazionale Generale Artigas, che attraversa il fiume Uruguay e collega due Paesi, simbolo di apertura, comunicazione e scambio, ma anche della responsabilità che ciascuno ha nel favorire l‘incontro anziché alimentare le divisioni: “Quanto è importante essere costruttori di ponti”, ha detto Prevost, per il quale la capacità di unire le persone richiede però fondamenta solide, proprio come una struttura deve resistere alla forza delle correnti e del vento. Da qui il richiamo alla formazione cristiana, necessaria per dare ragione della propria fede e non lasciarsi trascinare da dottrine estranee, perché soltanto una convinzione radicata può diventare strumento di unità e carità.
Alle palme, caratteristiche del paesaggio locale, il Vescovo di Roma ha affidato invece una riflessione sulla vita comunitaria: alberi resistenti, dalle radici profonde, che crescono verso la luce e producono il frutto dello yatay, ma che soprattutto formano grandi palmeti, senza restare isolati. Un‘immagine della Chiesa come comunità nella quale la fede si alimenta attraverso la Parola di Dio, i sacramenti, la preghiera e l‘attenzione reciproca.
Il mate e la fede che passa dai gesti quotidiani
Il passaggio più familiare dell‘omelia ha riguardato il mate, bevanda che accompagna gli uruguaiani nelle case, al lavoro, negli incontri tra amici e nei momenti di solitudine. “Anche a Roma è arrivato il mate”, ha osservato Leone XIV, prima di richiamare il significato di un rito che non si esaurisce nel semplice consumo di una bevanda, ma esprime ospitalità, amicizia e il piacere di condividere il tempo con qualcuno. Il Papa ha ricordato anche il valore del silenzio, quando il mate accompagna una pausa personale e diventa occasione per affidare a Dio preoccupazioni, desideri e speranze. In questi gesti, così comuni nella cultura sudamericana, ha riconosciuto un patrimonio di relazioni e valori che contribuisce a definire l‘identità del popolo uruguaiano, insieme a quella tradizione cristiana che, ha sottolineato, merita di essere trasmessa alle generazioni future.
Nell‘ultima parte dell‘omelia il Pontefice è tornato all‘eredità del beato Jacinto Vera, invitando i fedeli a proseguire l‘opera di evangelizzazione attraverso la formazione dei giovani, la vicinanza alle famiglie, il sostegno agli anziani e l‘aiuto alle persone più bisognose: “Siate ponti, affinché molti possano incontrare Gesù”, ha detto prima di affidare alla Madonna dei Trentatré il cammino della comunità uruguaiana, con l‘auspicio che la fede continui a trovare espressione nella vita delle persone e nei rapporti tra i popoli.





