La religione resta una delle forze più influenti della politica americana, ma essere cristiani non significa necessariamente condividere la stessa idea di America. Nel terzo distretto dello Stato di Washington, dove la democratica Marie Gluesenkamp Perez affronta il repubblicano John Braun in una delle sfide più combattute per la Camera, la fede si intreccia con immigrazione, aborto, identità nazionale e ruolo della politica nella vita religiosa. Il collegio è considerato altamente competitivo.
Visioni opposte tra gli elettori
A Longview, il pastore pentecostale Ron Peterson rappresenta una parte dell’America evangelica che continua a vedere in Donald Trump un alleato fondamentale. Pur criticandone la politica fiscale, Peterson attribuisce grande importanza alle battaglie combattute dal presidente sui temi cari ai conservatori cristiani. Nella sua visione, anche la nomina dei giudici della Corte Suprema che ha successivamente cancellato la protezione federale dell’aborto garantita dalla sentenza “Roe v Wade” assume un peso decisivo.
Ma pochi chilometri più lontano emerge un cristianesimo politicamente molto diverso. Laura Oltmann, dietista, indipendente e credente praticante, rifiuta l’idea che l’identità cristiana debba automaticamente coincidere con il conservatorismo repubblicano. Per lei fede significa anche assistenza alle famiglie, tutela dei bambini, accesso alle cure e attenzione verso gli immigrati. Per questo ha scelto di sostenere Marie Gluesenkamp Perez, pur riconoscendo di avere dubbi personali su alcune questioni, a cominciare dall’aborto.
La sfida per la Camera
Il confronto si riflette direttamente nella battaglia elettorale tra Gluesenkamp Perez e Braun. Immigrazione, sicurezza delle frontiere e diritti riproduttivi figurano infatti tra i temi centrali della competizione. È una fotografia delle contraddizioni profonde dell’America contemporanea: chiese e credenti non formano un blocco politico uniforme. Dietro la comune appartenenza religiosa convivono concezioni opposte sul rapporto tra fede e Stato. E proprio nei collegi più equilibrati questa divisione può diventare decisiva anche per stabilire chi controllerà la Camera.





