La possibilità di una nuova campagna militare contro l’Iran è in aumento. A lanciare l’allarme è Yair Golan, leader del Partito dei Democratici israeliano, che su X accusa il premier Benjamin Netanyahu di aver fallito e di non avere «la fiducia pubblica necessaria» per guidare un nuovo conflitto, né “la legittimità morale” e le competenze richieste. Golan ha inoltre sottolineato la disponibilità a collaborare con Gadi Eisenkot, Avigdor Lieberman, Naftali Bennett e Yair Lapid, rivendicando esperienza e conoscenza dell’apparato di sicurezza. “È fondamentale istituire al più presto un governo alternativo”, ha dichiarato, accusando Netanyahu, il ministro della Difesa Israel Katz e il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir di rappresentare un pericolo per il Paese. La sicurezza di Israele, ha concluso, non può diventare uno strumento della sopravvivenza politica del premier.
Trump: possiamo colpire i siti nucleari in dieci minuti
Il presidente americano Donald Trump è tornato a minacciare Teheran, sostenendo che il programma nucleare iraniano è stato neutralizzato, ma che restano ancora uno o due siti da affrontare. “Possiamo farlo in dieci minuti. Abbiamo un piano”, ha dichiarato ai giornalisti durante una festa di Halloween nella sua tenuta di Mar-a-Lago, in Florida, citando anche il sito di Pickaxe Mountain. Interrogato sulla possibilità di riprendere le operazioni militari già nella stessa settimana, Trump ha evitato di fornire indicazioni: «Non posso dirtelo». Ha quindi ribadito che «l’Iran non avrà mai un’arma nucleare», aggiungendo che i negoziati proseguono, pur esprimendo dubbi sull’affidabilità di Teheran. “Vogliono arrivare a un accordo, vedremo cosa succederà”, ha affermato.
Teheran avverte Washington: “La guerra potrebbe durare di più”
L’Iran ha risposto alle minacce americane avvertendo che un’eventuale ripresa delle ostilità potrebbe portare a un conflitto più lungo del precedente. «Il presidente americano non sarebbe in grado di dettare né il momento né le condizioni della fine delle ostilità», ha dichiarato Mohammad Akraminia, portavoce dell’esercito iraniano, citato dalla televisione di Stato. Le dichiarazioni alimentano i timori di una nuova escalation, mentre resta incerto il futuro dei negoziati tra Washington e Teheran.
Colpita una nave qatariota nel Golfo
Una nave metaniera della Qatar Gas Transport Company, la Al Mayeda, è stata colpita venerdì sera da «proiettili non identificati» mentre navigava nelle acque del Golfo. Lo hanno riferito la compagnia pubblica qatariota e l’agenzia di stampa ufficiale Qatar News Agency. Nessun membro dell’equipaggio è rimasto ferito e non sono state segnalate conseguenze ambientali. La nave, battente bandiera delle Isole Marshall, è ancora operativa. L’incidente si inserisce in una fase di crescente tensione marittima nella regione. Nei giorni scorsi, l’Oman aveva soccorso i 25 membri dell’equipaggio di un’altra petroliera attaccata al largo delle proprie coste, sulla quale era divampato un incendio. L’Iran ha inoltre riferito di diversi episodi che hanno coinvolto petroliere nello Stretto di Hormuz, snodo strategico del conflitto.
Teheran inserisce le forze armate britanniche nella lista delle organizzazioni terroristiche
Il ministero degli Esteri iraniano ha annunciato di aver inserito la Marina e l’Aeronautica britanniche nella lista delle organizzazioni “terroristiche” e il servizio di intelligence estera MI6 in quella dei “gruppi ostili”. Teheran ha motivato la decisione con le azioni del Regno Unito nell’ultimo anno, citando la cooperazione militare con Stati Uniti e Israele durante il conflitto e l’inclusione delle Guardie Rivoluzionarie nella legislazione britannica sulle minacce alla sicurezza dello Stato.
Il Qatar cerca una via diplomatica
Mentre si moltiplicano gli episodi di tensione nel Golfo, il Qatar continua a svolgere un ruolo di mediazione tra le parti. Negli ultimi giorni Doha ha intensificato gli sforzi diplomatici per rilanciare i negoziati e scongiurare una ripresa delle ostilità. La sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e le prospettive di un accordo tra Washington e Teheran restano tra i nodi centrali della crisi, innescata il 28 febbraio dai raid israelo-americani contro l’Iran.





