Il Pride di Taipei si trasforma anche in una protesta contro le autorità cittadine. Oltre 170 mila persone hanno partecipato sabato alla grande manifestazione per i diritti LGBTQ+, considerata la più importante dell’Asia orientale, ma l’arrivo del sindaco Chiang Wan-an ha acceso la contestazione.
Il primo cittadino, esponente del Kuomintang e impegnato in una difficile corsa per la rielezione, è stato accolto dalle urla di numerosi partecipanti, ancora indignati per la recente retata della polizia in un locale gay della capitale.
Chiang, che in passato aveva espresso il proprio sostegno alla comunità LGBTQ+, è arrivato soltanto nella fase finale della parata ed è rimasto per circa quindici minuti. Ad accompagnarlo sono stati cori contro le irruzioni nei bar gay e manifestazioni di sostegno al suo principale sfidante, Puma Shen, candidato del Partito democratico progressista. Il sindaco ha ribadito le proprie scuse per quanto accaduto, promettendo un’indagine rigorosa e provvedimenti disciplinari.
A rendere particolarmente delicato il caso è l’immagine costruita negli anni da Taiwan come avamposto asiatico dei diritti civili. Nel 2019 l’isola è diventata la prima in Asia a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. La retata condotta all’inizio di ottobre al Commander D, nel quartiere di Wanhua, ha quindi provocato una forte reazione: 51 persone erano state portate via per essere interrogate e il proprietario del locale era stato arrestato. La polizia aveva riferito di aver agito sulla base di un mandato relativo a presunte violazioni delle norme sulla moralità pubblica.
Il caso è entrato inevitabilmente anche nello scontro politico. Shen, indicato da alcuni sondaggi davanti a Chiang, ha ricevuto un’accoglienza calorosa durante il Pride, mentre la vicepresidente Hsiao Bi-khim ha guidato la delegazione del DPP. Il presidente Lai Ching-te ha invece ricordato che nessuno dovrebbe avere paura a causa della propria identità e che il rispetto dei diritti deve riflettersi anche nell’esercizio dell’autorità pubblica. Gli organizzatori hanno modificato il tema stesso del Pride dopo il blitz, sostenendo che l’operazione abbia risvegliato il ricordo delle discriminazioni subite in passato dalle minoranze sessuali e di genere.





