Una nuova candidatura irrompe nella difficile partita per la successione ad António Guterres alla guida delle Nazioni Unite. Lana Nusseibeh, 48 anni, diplomatica di primo piano degli Emirati Arabi Uniti ed ex rappresentante permanente del Paese all’Onu, ha ufficializzato la propria corsa alla carica di segretario generale, proponendosi come interprete di una diplomazia più concreta e capace di restituire centralità a un’organizzazione sempre più sotto pressione.
La fase delicata al Palazzo di Vetro
La sua candidatura arriva in una fase particolarmente delicata. Gli ultimi sondaggi informali nel Consiglio di Sicurezza non hanno infatti prodotto un nome capace di raccogliere un consenso sufficiente tra i cinque membri permanenti, mentre la costaricana Rebeca Grynspan si è finora imposta come una delle figure di punta della competizione. Nusseibeh punta sulla lunga esperienza maturata al Palazzo di Vetro, dove ha rappresentato gli Emirati dal 2013 al 2024.
Priorità e visione diplomatica
Al centro della sua proposta c’è “l’idea di riportare l’Onu al tavolo delle crisi, privilegiando prevenzione dei conflitti, mediazione e accordi concreti capaci di aprire la strada a soluzioni politiche più ampie”. Tra le priorità indicate figurano accesso umanitario, tregue locali e maggiore responsabilità sui risultati ottenuti dai programmi dell’organizzazione. Il suo curriculum comprende anche il lavoro diplomatico svolto durante il mandato degli Emirati nel Consiglio di Sicurezza. Nel 2023 contribuì al negoziato sulla Risoluzione 2720 riguardante gli aiuti umanitari a Gaza, uno dei dossier destinati a caratterizzare la sua immagine di mediatrice.
Verso una possibile svolta storica
La diplomatica ha preso un congedo dal proprio incarico governativo per dedicarsi alla candidatura. Una sua eventuale elezione avrebbe inoltre un duplice valore storico: diventerebbe la prima donna alla guida delle Nazioni Unite e il secondo segretario generale proveniente dal mondo arabo dopo l’egiziano Boutros Boutros-Ghali. Ma Nusseibeh preferisce mettere l’accento non sul genere, bensì sulla necessità di un’Onu più presente, rapida e autorevole. La sfida, in sostanza, è trasformare il Palazzo di Vetro da spettatore delle crisi a luogo nel quale tornare a risolverle.





