Zelensky si dice pronto alla pace, ma esclude nuove cessioni territoriali. È questo il nodo che continua a separare Kiev da Mosca, mentre la Casa Bianca annuncia un cessate il fuoco a Oleshky, nella regione di Kherson, per consentire l’evacuazione dei civili. Una tregua circoscritta, prevista dal 27 ottobre, che arriva dopo gli appelli di Papa Leone XIV a Vladimir Putin e al presidente ucraino per garantire aiuti umanitari e mettere in salvo la popolazione.
La questione territoriale resta tuttavia decisiva. Nell’intervista ad Abc News, Zelensky ha ribadito la disponibilità a fermare rapidamente la guerra e a congelare il conflitto lungo le attuali linee del fronte, ma ha escluso di cedere altri territori alla Russia. Mosca controlla oltre il 19% del territorio ucraino, secondo il presidente ucraino. Il Donbass resta uno dei principali punti di frizione: senza un compromesso sul controllo dei territori occupati, un’intesa complessiva rimane lontana.
Oleshky, tregua per evacuare i civili
Il ministero della Difesa russo ha annunciato che il cessate il fuoco nell’area di Oleshky scatterà alle 4 del mattino del 27 ottobre, ora di Mosca, con la sospensione dei raid in direzione di Kherson. La Casa Bianca ha attribuito un ruolo significativo a Melania Trump nel coordinamento dell’operazione umanitaria. Donald Trump ha dichiarato che entrambe le parti volevano la tregua.
L’iniziativa risponde all’emergenza di una città assediata e allo stremo, per la quale il Papa aveva sollecitato interventi umanitari nelle recenti conversazioni con Putin e Zelensky. L’effettiva possibilità di evacuare i civili dipenderà ora dal rispetto della sospensione delle operazioni e dalla sicurezza dei percorsi predisposti.
La tregua non equivale a un’intesa politica e non modifica gli obiettivi strategici dei belligeranti. È un accordo limitato, il cui esito dovrà essere verificato sul terreno.
Starlink, ripristinate le prestazioni militari
Sul fronte tecnologico, il ministero della Difesa ucraino ha comunicato che Starlink e Starshield hanno recuperato una connessione stabile anche a velocità superiori ai 400 chilometri orari, dopo circa due settimane di restrizioni. Nei giorni precedenti, Donald Trump aveva contattato Elon Musk per chiedere la rimozione dei limiti che interessavano il sistema satellitare utilizzato dalle forze ucraine.
La vicenda conferma il peso delle infrastrutture private statunitensi nelle capacità operative di Kiev. Le comunicazioni satellitari sono essenziali per il coordinamento delle unità, il controllo dei droni e la trasmissione dei dati sul campo. La dipendenza da una rete controllata da un soggetto privato resta un elemento di vulnerabilità strategica per l’Ucraina.
Raid e blackout, nessuna pausa sul fronte
La tregua annunciata a Oleshky non ha fermato gli attacchi nel resto del Paese. Secondo le autorità ucraine, nella notte la Russia ha lanciato almeno 126 droni, 101 dei quali sarebbero stati abbattuti. I raid hanno colpito diverse regioni e contribuito a lasciare circa 500.000 persone senza elettricità.
Mosca ha denunciato a sua volta attacchi ucraini con droni in numerose regioni russe e in Crimea, dove si sono registrate interruzioni delle forniture di energia e acqua. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver abbattuto 616 droni ucraini nel corso della notte; il dato non è verificabile in modo indipendente.
La diplomazia ottiene così uno spazio umanitario, ma resta priva di un accordo sui territori e sulle condizioni della pace. Zelensky accetta il congelamento del fronte, non nuove rinunce territoriali; Mosca mantiene il controllo di ampie aree occupate. Finché le due posizioni resteranno incompatibili, una tregua locale potrà salvare vite, ma non basterà a chiudere la guerra.





