Quattro aeroporti internazionali di Mosca chiusi simultaneamente per l’allarme droni. Nel primo pomeriggio del 23 ottobre, le autorità russe hanno sospeso il traffico aereo negli scali della capitale dopo la segnalazione di attacchi di velivoli senza pilota ucraini. A Sheremetyevo è stata dichiarata l’allerta aerea e i passeggeri sono stati evacuati verso i rifugi. La misura evidenzia l’impatto delle incursioni ucraine anche sulle infrastrutture strategiche russe, con ripercussioni sulla mobilità civile e sul funzionamento dei collegamenti internazionali.
Intanto una nave mercantile affondata al largo della Romania con un morto e tre dispersi, nuovi attacchi su Kiev. La guerra in Ucraina continua a colpire infrastrutture e traffici nel Mar Nero, mentre sul piano diplomatico emergono segnali di una possibile ripresa dei negoziati. Mosca, per la prima volta, non esclude un vertice trilaterale tra Vladimir Putin, Donald Trump e Volodymyr Zelensky, ma le condizioni poste dal Cremlino restano difficili da conciliare con le posizioni ucraine.
Mosca chiude gli aeroporti, Kiev denuncia nuovi attacchi
Nel primo pomeriggio tutti e quattro gli aeroporti internazionali della capitale russa hanno sospeso le operazioni a causa dell’allarme per attacchi di droni ucraini. A Sheremetyevo è stata dichiarata l’allerta aerea, con l’ordine ai passeggeri di raggiungere i rifugi. L’episodio conferma la capacità di Kiev di portare la minaccia dei velivoli senza pilota anche nelle aree strategiche del territorio russo.
Sul fronte opposto, Zelensky ha denunciato tre nuove ondate di missili su Kiev. A Slovyansk, nel Donbass, un bombardamento ha gravemente danneggiato la «Meraviglioteca», uno spazio dedicato alle attività educative e creative per bambini e ragazzi, fondato dall’attivista italiano Marco Rodari. Le attività erano già state sospese a causa della presenza costante di droni e della crescente pericolosità della situazione.
Intanto, Mosca e Kiev hanno effettuato uno scambio di prigionieri di guerra nella formula 270 contro 270, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa russo.
Nave affondata al largo della Romania
Il Mar Nero resta uno dei punti più sensibili del conflitto. Una nave mercantile, la Khoryv, battente bandiera delle Comore e diretta dalla Turchia alla Romania, è stata colpita da droni a circa 13 miglia nautiche dalla costa rumena, nei pressi di Costanza. L’imbarcazione, che trasportava materiali ferrosi, ha preso fuoco, si è capovolta ed è affondata.
A bordo si trovavano 13 persone. I soccorritori hanno recuperato dieci membri dell’equipaggio: nove sono sopravvissuti, mentre un marinaio è morto. Altre tre persone risultano disperse. Le condizioni meteorologiche avverse hanno ostacolato le operazioni di ricerca.
Il presidente rumeno Nicușor Dan ha ricondotto l’episodio all’escalation russa nel contesto della guerra. L’attribuzione della responsabilità resta tuttavia da verificare attraverso prove conclusive. L’incidente si inserisce in una sequenza di attacchi contro navi mercantili registrati nelle ultime settimane nella regione, con conseguenze sulla sicurezza della navigazione e sui traffici commerciali.
Abu Dhabi, negoziati senza l’Europa
Il principale sviluppo politico riguarda i colloqui annunciati ad Abu Dhabi per la prima metà di novembre. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha confermato che il formato iniziale sarà trilaterale, con Russia, Stati Uniti e Ucraina. Una futura partecipazione europea non viene esclusa, ma non è prevista nella fase iniziale.
Il viceministro degli Esteri russo Sergej Ryabkov ha dichiarato che la discussione su un possibile vertice tra Putin, Trump e Zelensky è in corso e che la questione è stata sollevata nei colloqui con l’inviato statunitense Steve Witkoff.
Putin ha però ribadito i paletti di Mosca: i territori dell’Ucraina orientale vengono rivendicati come storicamente russi e qualsiasi accordo dovrà affrontare anche le garanzie di sicurezza richieste dalla Russia. È su questi punti che si concentra il principale ostacolo a un’intesa.
L’Unione europea ha annunciato la propria partecipazione ai prossimi colloqui multilaterali attraverso una delegazione congiunta delle istituzioni comunitarie. Bruxelles punta a mantenere Kiev in una posizione di forza e a ottenere una pace duratura. La distanza tra il formato negoziale promosso da Mosca e il ruolo rivendicato dagli europei resta tuttavia evidente.
Meloni tra i possibili mediatori
Secondo il Daily Telegraph, Giorgia Meloni figurerebbe in una rosa di cinque nomi valutati a Bruxelles per un possibile ruolo di mediazione con Putin. Gli altri candidati sarebbero il presidente finlandese Alexander Stubb, il presidente ceco Petr Pavel, la premier danese Mette Frederiksen e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre. La notizia, attribuita a fonti diplomatiche, non equivale a una designazione ufficiale.
La partita diplomatica si apre dunque mentre proseguono gli attacchi e la sicurezza del Mar Nero rimane esposta all’escalation. La disponibilità russa a discutere un vertice rappresenta un segnale politico, non ancora una svolta negoziale. Territori, garanzie di sicurezza e ruolo europeo restano i nodi decisivi. Senza un compromesso su questi punti, l’apertura al dialogo rischia di restare limitata alla definizione del formato dei colloqui.





