Mentre le tensioni geopolitiche ridisegnano le rotte dell’economia mondiale, il Vietnam continua a muoversi con una strategia sempre più chiara: aprire nuovi mercati, attrarre investimenti e ridurre la dipendenza dai grandi poli commerciali tradizionali.
La firma dell’accordo di libero scambio tra Hanoi e i quattro Paesi dell’Associazione europea di libero scambio, avvenuta nei giorni scorsi nella capitale vietnamita, rappresenta un nuovo tassello di questa ambiziosa politica. L’intesa coinvolge Norvegia, Svizzera, Islanda e Liechtenstein, nazioni che non fanno parte dell’Unione Europea ma che costituiscono uno dei blocchi economici più prosperi del continente. I negoziati erano iniziati nel 2012, avevano subito una lunga interruzione nel 2018 e sono ripresi soltanto nell’ultimo anno, fino all’accordo definitivo.
Per il Vietnam il risultato assume una valenza che va oltre i numeri. Il Paese asiatico è una delle economie più dinamiche del Sud-Est asiatico e negli ultimi anni ha sfruttato le tensioni commerciali globali e la ricerca di catene produttive alternative alla Cina per rafforzare il proprio ruolo nell’industria mondiale. Sempre più aziende internazionali vedono infatti il territorio vietnamita come una base produttiva affidabile, competitiva e inserita nei principali circuiti del commercio internazionale.
L’accordo prevede la riduzione o l’eliminazione dei dazi su numerose categorie di beni, dai prodotti industriali a quelli agricoli e ittici, facilitando gli scambi tra le due aree economiche. Per le imprese europee si aprono nuove opportunità in un mercato in rapida espansione, mentre Hanoi punta a ottenere un accesso ancora più agevole a economie caratterizzate da elevato potere d’acquisto e forte capacità di investimento.
Il commercio tra il Vietnam e i Paesi EFTA vale già diversi miliardi di euro all’anno, ma entrambe le parti ritengono che il potenziale sia ben più ampio. In particolare, il governo vietnamita considera l’intesa uno strumento per diversificare i partner commerciali e rafforzare la propria presenza nelle catene globali del valore, riducendo la vulnerabilità legata a eventuali rallentamenti di singoli mercati. La firma con i Paesi EFTA conferma dunque una tendenza ormai evidente: il Vietnam non vuole limitarsi a essere una piattaforma manifatturiera a basso costo.





