I libri della scrittrice irlandese Sally Rooney non saranno più distribuiti nel Regno Unito. La decisione, annunciata dall’editore Faber, nasce da una controversia legata alle posizioni politiche dell’autrice e al sostegno espresso nei confronti del gruppo Palestine Action, organizzazione che Londra ha inserito nell’elenco delle realtà considerate terroristiche ai sensi della legislazione britannica.
Rooney, 35 anni, è una delle voci letterarie più note della sua generazione grazie a romanzi di successo come “Normal People”. Da tempo sostiene pubblicamente la causa palestinese e aveva annunciato l’intenzione di devolvere i ricavi delle vendite britanniche delle sue opere a Palestine Action. Proprio questa scelta ha creato un problema legale per il suo editore, che ha dichiarato di non poter continuare a commercializzare i libri senza la possibilità di trasferire all’autrice gli introiti derivanti dalle vendite.
Il caso ruota attorno allo status di Palestine Action. Il gruppo è noto per azioni dirette contro aziende e strutture ritenute collegate all’industria militare israeliana. Negli ultimi anni i suoi attivisti hanno compiuto operazioni dimostrative e atti di vandalismo che hanno attirato l’attenzione delle autorità britanniche, tra cui l’intrusione in una base aerea e il danneggiamento simbolico di alcuni velivoli militari.
Per il governo britannico, le attività dell’organizzazione hanno oltrepassato la soglia prevista dalla normativa antiterrorismo. La decisione di metterla al bando è stata però contestata da numerose associazioni per i diritti civili, che ritengono eccessiva l’applicazione delle leggi antiterrorismo a un gruppo che non promuove attacchi contro persone. Anche esponenti delle Nazioni Unite e organizzazioni come Amnesty International hanno espresso preoccupazione per le possibili conseguenze sulla libertà di espressione e di associazione.
Rooney non ha modificato la propria posizione. In più occasioni ha affermato di essere pronta ad affrontare le conseguenze delle sue scelte e ha continuato a difendere il sostegno a Palestine Action come forma di opposizione alle azioni di Israele nella Striscia di Gaza, che l’autrice definisce un genocidio. Israele respinge con forza questa accusa.





