La diplomazia americana cerca una via d’uscita dalla guerra in Ucraina, ma le iniziative di Donald Trump aprono un nuovo fronte di tensione con Kiev e gli alleati europei. Mentre a Miami si svolgono colloqui tra rappresentanti ucraini, funzionari europei e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, il presidente americano annuncia un’intesa con Vladimir Putin per consentire nuove forniture di gasolio russo ai mercati internazionali, attraverso una sospensione delle sanzioni statunitensi fino ad aprile.
La decisione punta anche a contenere i prezzi dell’energia negli Stati Uniti in vista delle elezioni di Midterm. Ma il suo significato supera la dimensione commerciale: Washington cerca un’intesa con Mosca mentre continua a sostenere militarmente Kiev, introducendo una divergenza sempre più evidente tra gli obiettivi americani e quelli ucraini.
La reazione di Volodymyr Zelensky è durissima. Il presidente ucraino accusa il Cremlino di utilizzare i proventi degli idrocarburi per finanziare la guerra e considera l’allentamento delle sanzioni un segnale di debolezza. Ogni maggiore entrata russa, sostiene, può tradursi in nuove armi, componenti per missili e droni Shahed e ulteriori risorse per le operazioni militari.
L’attacco a Zaporizhzhia
A rendere ancora più difficile il confronto è l’attacco russo a Zaporizhzhia. Le bombe aeree guidate hanno colpito edifici residenziali, provocando almeno 15 morti, tra cui tre bambini. Il bilancio, secondo le autorità ucraine, potrebbe aggravarsi. Durante la notte, altre regioni del Paese sono state colpite e nuovi bombardamenti hanno danneggiato infrastrutture energetiche e ferroviarie, provocando interruzioni di corrente a Kiev.
Zelensky interpreta l’attacco come la dimostrazione che Mosca considera ogni attenuazione della pressione economica un’opportunità per proseguire la guerra. Da qui la richiesta agli Stati Uniti e agli alleati europei di rafforzare il sostegno militare e limitare la capacità russa di sostenere il conflitto. Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso solidarietà a Kiev, mentre Berlino ha ribadito l’intenzione di mantenere le sanzioni e lavorare con i partner europei a nuove misure contro Mosca.
Le divergenze tra Washington e Kiev
La distanza tra Washington e Kiev emerge anche sul piano operativo. Secondo il Financial Times, gli Stati Uniti avrebbero minacciato di sospendere la condivisione di informazioni d’intelligence con l’Ucraina se questa non interromperà gli attacchi alle raffinerie russe. Washington ritiene che tali operazioni contribuiscano all’aumento dei prezzi dei carburanti, danneggiando anche i consumatori americani. Kiev contesta invece la richiesta di una cessazione unilaterale degli attacchi, senza analoghe garanzie russe contro le infrastrutture energetiche ucraine.
Il contrasto riguarda dunque anche la definizione delle condizioni negoziali. Per Trump, ridurre il costo dell’energia e ottenere la disponibilità di Putin al dialogo rappresentano priorità politiche immediate. Per Zelensky, alleggerire la pressione economica sulla Russia mentre continuano i bombardamenti significa indebolire la posizione negoziale ucraina.
Intanto, Kiev prosegue le operazioni contro le infrastrutture petrolifere russe. Le forze ucraine hanno rivendicato un nuovo attacco allo snodo petrolifero di Samara e colpito un terminal per l’esportazione di prodotti petroliferi nella regione di Rostov. Le operazioni mirano a ridurre le entrate energetiche di Mosca, ma alimentano il confronto con una Casa Bianca sempre più interessata a contenere le ripercussioni economiche della guerra.
Il nodo è politico prima ancora che diplomatico. Trump tenta di separare la trattativa sulla sicurezza europea dagli interessi energetici statunitensi, puntando su un’intesa diretta con il Cremlino. Ma un accordo commerciale non equivale a un accordo di pace. Finché Mosca continuerà a bombardare le città ucraine e Washington condizionerà il sostegno a Kiev alle proprie priorità economiche, la prospettiva di una soluzione resterà legata a un equilibrio instabile tra pressione militare, interessi nazionali e negoziati.





