L’amministrazione Trump ha lanciato la più ampia offensiva degli ultimi anni contro i programmi di immigrazione per lavoratori altamente qualificati, congelando alcune procedure per l’ottenimento della residenza permanente da parte di dipendenti stranieri impiegati presso colossi della tecnologia e aprendo contemporaneamente indagini su nove tra le più prestigiose università statunitensi.
Al centro dell’iniziativa vi sono Microsoft, Adobe e grandi società di outsourcing informatico come Infosys, Tata Consultancy Services, Cognizant, Wipro, HCL Technologies e Capgemini. Il Dipartimento del Lavoro ha annunciato che non accetterà né esaminerà nuove richieste legate al programma PERM, il sistema che consente alle aziende di sponsorizzare lavoratori stranieri per la green card dimostrando che l’assunzione non danneggia opportunità e salari dei cittadini americani.
Le accuse di JD Vance
Il vicepresidente JD Vance ha accusato alcune multinazionali tecnologiche di abusare dei programmi di immigrazione professionale. Nel mirino soprattutto Microsoft, indicata come una delle principali beneficiarie dei visti H-1B e delle certificazioni per la residenza permanente. Secondo la Casa Bianca, numerose aziende continuerebbero a ricorrere a lavoratori stranieri nonostante recenti riduzioni del personale negli Stati Uniti. Microsoft ha respinto le accuse, sostenendo che la maggior parte delle pratiche presentate riguarda dipendenti già presenti in azienda e non nuove assunzioni dall’estero.
America First e il mondo accademico
La decisione rappresenta un ulteriore tassello della politica “America First” rilanciata da Trump nel suo secondo mandato. Negli ultimi mesi Washington aveva già introdotto nuove misure di controllo sui programmi per lavoratori qualificati e aumentato i costi associati alle richieste di visto. Parallelamente il governo federale ha aperto un nuovo fronte contro il mondo accademico. Harvard, Yale, Stanford, MIT, Brown e altri prestigiosi atenei saranno sottoposti a verifiche sull’utilizzo dei visti destinati a studenti e ricercatori stranieri. Gli investigatori intendono accertare eventuali irregolarità, possibili influenze straniere e pratiche che, secondo l’amministrazione, potrebbero incidere negativamente sul mercato del lavoro nazionale.





