Nuovo colpo di scena nell’indagine britannica che coinvolge il principe Andrea, fratello minore di re Carlo III. La polizia della Thames Valley ha riconosciuto che i mandati di perquisizione utilizzati nei mesi scorsi per ispezionare alcune proprietà riconducibili all’ex membro senior della famiglia reale erano stati concessi in modo irregolare e dovranno pertanto essere annullati sul piano legale.
Le autorità hanno precisato che le indagini restano attive e che sarà ora l’Alta Corte a stabilire se il materiale sequestrato durante le perquisizioni possa essere trattenuto e utilizzato a sostegno del procedimento. Andrea, 66 anni, era stato arrestato a febbraio nell’ambito di un’indagine legata ai suoi rapporti con il defunto finanziere americano Jeffrey Epstein.
Le perquisizioni erano state effettuate in proprietà situate a Sandringham e Windsor, ma successivamente i legali del principe avevano contestato la legittimità dei mandati ottenuti dagli investigatori. Durante un’udienza tenutasi a Londra, è emerso che la disputa riguarda soprattutto la sorte dei documenti e dei materiali acquisiti nel corso delle operazioni. La polizia ha chiesto di poterli conservare, sostenendo che potrebbero avere rilevanza investigativa, mentre la difesa del principe si oppone. La questione potrebbe non essere risolta prima del prossimo anno.
L’indagine è nata dopo la pubblicazione di milioni di documenti americani relativi a Epstein e si concentra sul periodo in cui Andrea ricopriva il ruolo di rappresentante speciale britannico per il commercio internazionale, tra il 2001 e il 2011. Gli investigatori hanno più volte avvertito che la complessità del caso richiederà tempi lunghi. Il principe ha sempre negato qualsiasi comportamento illecito collegato a Epstein, pur ammettendo di essersi pentito della loro amicizia.
Nel 2019 fu costretto ad abbandonare tutti gli incarichi ufficiali, mentre lo scorso anno re Carlo gli ha revocato titoli e onorificenze residue dopo nuove rivelazioni sui loro rapporti. Secondo fonti vicine a Buckingham Palace, inoltre, al principe sarebbe stato comunicato che i fondi privati messi a disposizione dal sovrano non dovranno essere utilizzati per finanziare la sua battaglia legale.





