La morte di una tecnica di laboratorio russa e il successivo monitoraggio sanitario di circa 200 persone hanno riportato l’attenzione mondiale su una malattia che molti considerano relegata ai libri di storia: la peste.
L’episodio è avvenuto nella regione di Irkutsk, in Siberia, dove Daria Shipilova, dipendente dell’Istituto Antipeste locale, avrebbe contratto l’infezione durante un’attività lavorativa.
Secondo le ricostruzioni diffuse dai media russi, la donna sarebbe entrata in contatto con l’agente patogeno della peste polmonare dopo la rottura accidentale di una provetta contenente il batterio. Poco tempo dopo l’esposizione avrebbe manifestato i sintomi della malattia, venendo ricoverata nell’ospedale distrettuale di Shelekhov. Nonostante le cure ricevute, la tecnica è deceduta dopo tre giorni di degenza.
L’incidente ha spinto le autorità sanitarie regionali a intervenire immediatamente. Il governatore della regione di Irkutsk, Igor Kobzev, ha confermato l’attivazione di misure anti-epidemiche e l’identificazione di tutte le persone che potrebbero essere entrate in contatto con la paziente. Complessivamente circa 200 individui sono stati posti sotto osservazione medica preventiva.
Le autorità hanno tuttavia sottolineato che, almeno per il momento, non sono emersi segnali di diffusione dell’infezione. Nessuna delle persone monitorate avrebbe sviluppato sintomi compatibili con la malattia e gli esami di laboratorio effettuati finora hanno dato esito negativo. Una situazione che lascia spazio a un cauto ottimismo, pur mantenendo elevato il livello di vigilanza.
La peste è causata dal batterio Yersinia pestis, un microrganismo che circola principalmente tra piccoli mammiferi e pulci. Sebbene venga spesso associata alle devastanti epidemie medievali, la malattia non è scomparsa e continua a essere registrata sporadicamente in diverse aree del mondo. La forma polmonare è considerata particolarmente pericolosa perché può trasmettersi da persona a persona attraverso le goccioline respiratorie. Gli esperti ricordano che la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo con antibiotici adeguati permettono oggi di curare efficacemente la maggior parte dei casi.





