Undici persone, tutte studenti, sono rimaste ferite in una sparatoria davanti a una scuola superiore nella provincia occidentale di Manisa, in Turchia. Due di loro versano in condizioni critiche. La polizia ha fermato un ragazzo di 15 anni, sospettato di essere l’autore dell’attacco, avvenuto martedì mattina all’Inci Uzmez Vocational and Technical Anatolian High School.
Secondo le autorità, il giovane avrebbe aperto il fuoco con un fucile prima di fuggire. Le immagini delle telecamere di sorveglianza lo mostrano mentre cammina per le strade deserte, controllando l’arma con calma, e poi corre via dopo gli spari. Il ministro della Giustizia Akın Gürlek ha confermato che anche la madre, il padre e il nonno del sospettato — proprietario dell’arma — sono stati detenuti.
La sparatoria ha provocato una mobilitazione immediata di diverse agenzie statali. Squadre di emergenza e forze speciali hanno circondato l’area, mentre il ministero dell’Istruzione ha inviato tre ispettori nazionali per indagare sull’accaduto. In una nota ufficiale, il ministero ha dichiarato che l’episodio ha “profondamente rattristato la nostra nazione e la comunità educativa”.
Si tratta della terza sparatoria scolastica in Turchia nel 2026, un fenomeno fino a pochi anni fa sconosciuto nel Paese. Gli attacchi di aprile — uno dei quali a Kahramanmaraş, dove un quattordicenne uccise nove studenti e un insegnante — avevano già spinto il governo a introdurre nuove misure di sicurezza per l’anno accademico 2026-2027, tra cui controlli più severi sulle armi da fuoco.
Il movente dell’attacco di Manisa non è ancora chiaro. Secondo la legge turca, il sospettato dovrà comparire davanti a un giudice prima dell’arresto formale. Le autorità locali hanno assicurato che l’indagine sarà condotta “con la massima trasparenza e rigore”. La Turchia, che non aveva mai conosciuto una serie di violenze scolastiche di tale portata, si trova ora di fronte a una crisi sociale e istituzionale. Le immagini dell’autoblindo della polizia dietro le barriere davanti alla scuola di Turgutlu, diffuse dai media locali, sono diventate il simbolo di un Paese che cerca di capire come fermare una spirale di violenza giovanile che fino a poco tempo fa sembrava impensabile.





