Un’incertezza “eccezionalmente elevata” è protagonista delle nuove proiezioni della Banca d’Italia che rivede al ribasso le prospettive di crescita e segnala un aumento dell’inflazione, in un quadro segnato dal peso dei prezzi energetici e dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. Insomma, è il caso di dirlo, i conti rischiano seriamente di ‘non tornare’. E sono i numeri comunicati da via Nazionale a preoccupare, e non poco.
E difatti secondo le stime aggiornate il Pil dell’Italia crescerà dello 0,5% nel 2026 e nel 2027 e dello 0,8% nel 2028. La revisione rispetto alle previsioni di dicembre comporta una riduzione complessiva di circa mezzo punto percentuale nel triennio. Il rallentamento coinvolge i principali aggregati.
I consumi delle famiglie mostrano una crescita contenuta, condizionata dall’erosione del reddito reale dovuta all’inflazione e dal clima di incertezza. Gli investimenti registrano una frenata, soprattutto nella componente dei macchinari e delle attrezzature, con effetti legati alla riduzione della redditività e al peggioramento delle prospettive di domanda. Il settore delle costruzioni mantiene un contributo grazie agli interventi legati al Pnrr, che sostengono ancora l’attività.
Quadro internazionale
Il quadro internazionale incide sulla dinamica degli scambi. Le esportazioni crescono in misura limitata nel breve periodo, in linea con la debolezza del commercio mondiale, e mostrano un recupero nel biennio successivo.
Il contributo della domanda estera alla crescita resta negativo nell’anno in corso e prossimo allo zero negli anni successivi. Anche le condizioni di finanziamento risultano meno favorevoli, con un impatto sugli investimenti e sull’attività economica. Sul fronte dei prezzi la Banca d’Italia prevede un aumento dell’inflazione al 2,6% nel 2026, in crescita rispetto al 2025.
La dinamica riflette il rialzo delle materie prime, in particolare dell’energia. Nei due anni successivi l’indice tornerà poco sotto il 2%, con una trasmissione graduale dei rincari ai salari e agli altri beni. L’inflazione al netto delle componenti energetiche e alimentari registra un incremento contenuto e si colloca intorno al 2%.
Il documento sottolinea il ruolo decisivo del contesto geopolitico: “L’andamento dell’attività economica e dell’inflazione dipenderà in misura cruciale dalla durata del conflitto in Medio Oriente”, indica la nota. Un prolungamento delle ostilità può incidere sui prezzi delle materie prime, sui flussi di approvvigionamento e sulla fiducia di famiglie e imprese.
Scenario alternativo
La Banca d’Italia presenta anche uno scenario alternativo, che valuta le conseguenze di un aggravamento della crisi. In questa ipotesi, caratterizzata da rincari più marcati e persistenti delle materie prime e da tensioni finanziarie, la crescita del Pil può risultare inferiore rispetto allo scenario di base, con una possibile variazione nulla nell’anno in corso. L’inflazione risulterebbe più elevata, con effetti diretti legati all’energia e una trasmissione progressiva ai prezzi e ai salari.
Il quadro delineato evidenzia una fase in cui l’economia resta esposta a fattori esterni. Il rallentamento della crescita si accompagna a una pressione sui prezzi, con margini di miglioramento legati all’attenuazione delle tensioni sui mercati energetici. La traiettoria dipende dall’evoluzione del conflitto e dalla stabilità degli scambi internazionali.
Nel documento emerge anche un riferimento al mercato del lavoro, che continua a espandersi ma a ritmi più contenuti rispetto all’anno precedente. Il tasso di disoccupazione, dopo il calo registrato nel 2025, mostra un lieve aumento nel triennio di previsione. Si tratta di un segnale coerente con il rallentamento dell’attività economica.





