Frena il mercato del lavoro a febbraio. E quindi, dopo mesi di relativa stabilità, l’occupazione registra una battuta d’arresto con 29mila occupati in meno rispetto a gennaio mentre cresce il numero delle persone in cerca di lavoro. Il risultato è, e non potrebbe essere altrimenti, un lieve aumento del tasso di disoccupazione che sale al 5,3%. A fotografare l’andamento è stato ieri l’Istat nel consueto report mensile.
Il numero complessivo degli occupati si attesta a 24 milioni e 149mila. La flessione su base mensile (-0,1%) non è uniforme e colpisce in particolare alcune componenti del mercato del lavoro: diminuiscono gli occupati tra gli uomini, tra i lavoratori dipendenti e nella fascia centrale della popolazione attiva, quella tra i 25 e i 49 anni. Al contrario, segnali positivi arrivano da donne, autonomi, giovani e over 50, categorie nelle quali si registra una crescita dell’occupazione.
Il rallentamento dell’occupazione si accompagna a un aumento dei disoccupati, che crescono di 36mila unità (+2,7%). L’incremento riguarda uomini e donne e quasi tutte le classi d’età. Fa eccezione la componente più giovane: tra i 15 e i 24 anni il numero di chi cerca lavoro diminuisce e il tasso di disoccupazione scende al 17,6%, in calo di un punto percentuale rispetto al mese precedente. Un dato che conferma una dinamica meno negativa per i più giovani, pur restando su livelli ancora elevati.
Partecipazione al mercato del lavoro
Sul fronte della partecipazione al mercato del lavoro il quadro resta sostanzialmente immobile. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni risultano stabili, con un tasso fermo al 33,9%. Dietro questa apparente stabilità si nascondono però movimenti opposti: aumentano gli inattivi tra gli uomini e tra i 15-49enni, mentre diminuiscono tra le donne e tra gli over 50. Se si allarga lo sguardo oltre il breve periodo emergono segnali più articolati. Nel trimestre dicembre 2025-febbraio 2026, rispetto ai tre mesi precedenti, si registra una lieve crescita degli occupati (+20mila), accompagnata però da una diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-119mila) e da un aumento degli inattivi (+117mila).
Il confronto su base annua restituisce un quadro nel complesso stabile. Rispetto a febbraio 2025, gli occupati aumentano di 13mila unità (+0,1%). La crescita è trainata dai dipendenti permanenti (+52mila) e soprattutto dagli autonomi (+187mila), mentre continua a ridursi il lavoro a termine (-226mila)
Più marcata la riduzione dei disoccupati, in calo di 223mila unità (-14,1%) rispetto all’anno precedente. Ma nello stesso periodo cresce il numero degli inattivi (+259mila, +2,1%), il che significa che una parte della popolazione esca dal mercato del lavoro anziché entrarvi. Un elemento che contribuisce a rendere più complessa la lettura complessiva dei dati.
I commenti
I dati sull’occupazione, inutile dirlo, alimentano anche il dibattito politico ed economico. Secondo Pasquale Tridico, Capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, il quadro conferma i timori di una fase di stagflazione, caratterizzata da crescita debole, aumento dei prezzi e peggioramento del mercato del lavoro, con richieste di interventi strutturali che vanno dalla tassazione degli extra-profitti energetici al rafforzamento dello smart working nella pubblica amministrazione, fino a misure per sostenere salari e competitività. Una lettura più prudente arriva dall’Ufficio Studi di Confcommercio, secondo cui le oscillazioni registrate a febbraio rientrano in un quadro di sostanziale stabilizzazione del mercato del lavoro su livelli elevati, con variazioni contenute e un tasso di disoccupazione poco sopra il 5%.
L’analisi evidenzia comunque forti differenze territoriali: in alcune aree del Paese, soprattutto nel Nord, si è ormai prossimi alla piena occupazione, mentre in altre la domanda di lavoro resta insufficiente rispetto all’offerta. A incidere sono anche fattori strutturali come l’invecchiamento della popolazione e il mismatchtra competenze disponibili e richieste delle imprese. Proprio il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro viene indicato come uno dei principali nodi da sciogliere.





