La Francia ha chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dopo i gravi attacchi che, nel sud del Libano, hanno causato la morte di tre peacekeeper della missione UNIFIL. La richiesta è stata formalizzata dal ministro degli Esteri Jean‑Noël Barrot, che ha definito gli episodi “inaccettabili e ingiustificabili”, chiedendo un’indagine completa sulle circostanze delle tragedie.
Gli attacchi, avvenuti in prossimità delle posizioni delle forze ONU, hanno colpito militari del contingente indonesiano in due distinti episodi: un primo soldato è morto quando un proiettile ha raggiunto una base UNIFIL, mentre poco dopo un veicolo della missione è stato distrutto da un’esplosione nei pressi di Bani Hayyan, causando altre due vittime e diversi feriti. La situazione nel sud del Libano è precipitata nelle ultime settimane, con un’escalation di scontri tra le forze israeliane e le milizie di Hezbollah che ha reso sempre più fragile il già delicato equilibrio lungo la Blue Line.
La missione UNIFIL, istituita nel 2006 per monitorare il cessate il fuoco, si trova ora esposta a rischi crescenti, tanto che anche l’Italia — presente nell’area con la Brigata Sassari — ha espresso “profonda preoccupazione” per la sicurezza del personale internazionale. Parigi ha trasmesso la propria condanna anche all’ambasciatore israeliano, sottolineando la necessità di proteggere le forze di pace e di garantire piena trasparenza sulle responsabilità. La riunione del Consiglio di sicurezza, convocata su iniziativa francese, punta a riportare l’attenzione internazionale su una crisi che rischia di degenerare ulteriormente e di compromettere la stabilità dell’intera regione.





