Una giornata, quella di ieri, che il Papa ha aperto nello Studio dell’Aula Paolo VI con un intervento al convegno ‘Oggi chi è il mio prossimo?’, promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, dall’Organizzazione mondiale della sanità-Regione Europa e dalla Conferenza episcopale italiana.
Al centrodell’incontro, il nuovo rapporto europeo sull’equità nella salute e un punto che Leone XIV ha posto immediatamente in primo piano: la crescita delle diseguaglianze nell’accesso alle cure, tema che attraversa le società europee e incide sulla loro tenuta.
“La salute non può essere un lusso per pochi”, ha detto il Pontefice che ha voluto indicare, con forza, nella tutela sanitaria un diritto che non può dipendere dal reddito, dal contesto sociale o dal luogo in cui si vive.
Il Santo ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà che colpiscono un numero crescente di persone, sempre più spesso costrette a rinunciare alle cure o a rimandarle. Nel suo discorso ha indicato anche un altro fronte, quello della salute mentale, con un riferimento diretto ai giovani e alle “ferite invisibili della psiche”, che non pesano meno di quelle del corpo. Il messaggio è stato di certo netto: la copertura sanitaria universale non rappresenta soltanto un traguardo di politica pubblica, ma un criterio di giustizia per società che vogliono dirsi tali.
Dignità della persona
In questo quadro Leone XIV ha allargato il ragionamento alle condizioni che accompagnano la malattia e spesso la aggravano: povertà, solitudine, isolamento. Il rapporto presentato a Roma, ha sottolineato, richiama situazioni vissute ogni giorno da uomini e donne che restano ai margini e che proprio per questo incontrano ostacoli ulteriori nell’accesso ai servizi.
Per Prevost la questione sanitaria non si esaurisce dunque nei numeri o nell’organizzazione dei sistemi di cura. Riguarda invece la dignità della persona e chiama in causa la capacità delle istituzioni di riconoscere il bisogno prima che si trasformi in esclusione. Da qui l’insistenza sui più vulnerabili, che devono trovare protezione non come concessione, ma come elemento essenziale di una convivenza ordinata.
Il Pontefice ha poi collegato il tema della salute alla pace sociale. Ha ricordato che negare o limitare le cure significa aprire spazi a tensioni e fratture, fino a far diventare l’ingiustizia un possibile seme di conflitto. Da qui l’invito rivolto a istituzioni, comunità ecclesiali e organismi internazionali a intervenire in modo concreto.
La sanità, nella lettura proposta da Leone XIV, non appartiene soltanto alla sfera dell’assistenza, ma entra nel campo della coesione civile e del bene comune. Dove l’accesso ai servizi si restringe, ha lasciato intendere, cresce anche la distanza tra cittadini e si indebolisce il tessuto sociale.
Prevost è poi entrato al centro del tema del convegno, con una domanda diretta: chi è il prossimo oggi? La risposta, per lui, richiede scelte concrete e attenzione verso chi vive condizioni di fragilità. E per questo ha richiamato la parabola del buon samaritano come riferimento per un impegno personale e collettivo. Ha messo in guardia da un atteggiamento diffuso come“l’assuefazione alla violenza che ci spinge verso l’indifferenza”. Da qui la sua denuncia verso il rischio di abituarsi alla sofferenza altrui e di ignorare chi resta ai margini.
Pensiero al Medio Oriente
La giornata del Vescovo di Roma è poi proseguita con l’udienza generale del mercoledì in Piazza San Pietro, dedicata alla Lumen gentium e al tema della Chiesa come Popolo di Dio. Qui, davanti ai fedeli, ha richiamato il valore della responsabilità dei battezzati nella vita della Chiesa e nella società. Ha invitato a vivere secondo i valori cristiani, con una testimonianza coerente e attiva. Ha parlato della fede come una guida per l’azione quotidiana, capace di incidere sulle relazioni e sul contesto sociale.
Non poteva mancare, ovviamente, un pensiero rivolto ai fedeli del Medio Oriente. E anche ieri ha lanciato un appello: i cristiani, ha detto, siano strumenti di pace e riconciliazione. Dal Palazzo Apostolico ha nuovamente richiamato il ruolo delle comunità locali nel favorire il dialogo e nel costruire legami tra i popoli ricordando che la scelta di vivere secondo valori cristiani può contribuire a ridurre le divisioni.





