L’industria rallenta, l’economia guarda con timore alla guerra e il Pil cresce meno dell’area euro. Sono i tre segnali che emergono da tre fotografie scattata ieri dall’Istat sull’andamento dell’economia italiana. Tre fotografie che, si spera, possano essere più nitide (ma soprattutto positive) nei prossimi mesi.
Produzione industriale
Ma la realtà è questa e dunque entriamo nello specifico partendo dalla produzione industriale di gennaio che registra una flessione dello 0,6% rispetto a dicembre. Si tratta di un calo mensile che arriva dopo una fase leggermente migliore: se si guarda infatti al trimestre tra novembre e gennaio, la produzione nel complesso cresce dello 0,7% rispetto ai tre mesi precedenti. L’energia rappresenta l’unico comparto in crescita nel mese, con un aumento del 4,5%. Gli altri settori segnano invece una contrazione: i beni di consumo scendono dello 0,6%, i beni intermedi dello 0,8% e i beni strumentali del 2,2%.
Il confronto con gennaio dell’anno scorso mostra una diminuzione dello 0,6%. Anche in questo caso l’energia costituisce l’eccezione, con un aumento del 10,4%. I cali più marcati riguardano i beni di consumo (-3,8%), seguiti dai beni intermedi (-1,6%) e dai beni strumentali (-0,3%).
Tra i singoli settori si distinguono la fornitura di energia elettrica, gas e vapore, che cresce del 14,4%, e la fabbricazione di mezzi di trasporto, in aumento del 7,1%. Scendono invece la produzione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-12,9%), l’industria chimica (-7,2%) e altre attività manifatturiere (-5,7%).
Quadro internazionale
Accanto ai dati sull’industria pesa il quadro internazionale. L’Istat sottolinea che l’inizio del 2026 si apre con un livello elevato di incertezza legato alle tensioni geopolitiche e ai cambiamenti nelle politiche commerciali. La crisi in Medio Oriente, dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran alla fine di febbraio, ha avuto effetti immediati sui mercati energetici. Il ruolo dell’Iran nella produzione di petrolio e l’importanza dello stretto di Hormuz per il traffico marittimo hanno spinto verso l’alto il prezzo del Brent e delle altre materie prime energetiche.
L’impatto economico della crisi resta difficile da valutare. Molto dipenderà dalla durata del conflitto e da eventuali danni alle infrastrutture di estrazione o alle rotte di approvvigionamento. Le oscillazioni delle borse indicano che i mercati non hanno ancora incorporato del tutto l’ipotesi di una guerra prolungata.
Anche il clima di fiducia nell’economia europea mostra segnali di raffreddamento. L’indicatore di sentiment economico della Commissione europea scende a febbraio di un punto. Il calo deriva soprattutto dal settore dei servizi, mentre industria e consumatori restano su livelli simili ai mesi precedenti.
Tra i principali Paesi europei la fiducia diminuisce in modo più marcato in Francia (-2,8 punti) e in Italia (-0,6). Rimane stabile in Spagna e scende leggermente in Germania.
Pil
Nel complesso l’economia italiana nel 2025 registra una crescita moderata. Il Pil aumenta dello 0,5% rispetto al 2024, un ritmo inferiore alla media dell’area euro, pari all’1,3%. La crescita arriva soprattutto dalla domanda interna, che contribuisce per 1,5 punti percentuali. Il commercio con l’estero e la variazione delle scorte hanno invece un effetto negativo sulla crescita.
Nel quarto trimestre del 2025 il Pil cresce dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti. Il risultato supera quello della Francia (+0,2%) ed è simile a quello della Germania (+0,3%), ma resta inferiore alla crescita della Spagna (+0,8%). Nello stesso periodo le esportazioni di beni e servizi diminuiscono dell’1,2%, mentre le importazioni aumentano dell’1%.
I consumi nazionali crescono dello 0,1%. Aumenta la spesa delle amministrazioni pubbliche (+0,2%) e quella delle famiglie (+0,1%), con una contrazione per i beni non durevoli e piccoli aumenti per beni durevoli, semidurevoli e servizi. Gli investimenti registrano un aumento più deciso, pari allo 0,9%. A trainare la crescita è soprattutto il settore delle abitazioni, con un incremento del 7,1%.





