La Corte Suprema degli Stati Uniti si prepara a esaminare un caso destinato a ridefinire i confini del Secondo Emendamento: la costituzionalità del divieto federale che impedisce ai consumatori di droghe illegali di possedere armi da fuoco. Il procedimento, United States v. Hemani, sarà discusso in udienza pubblica nei prossimi giorni e rappresenta il secondo grande caso sulle armi del mandato in corso, dopo quello relativo alle restrizioni sul porto occulto alle Hawaii. Al centro della controversia c’è la norma federale nota come Section 922(g)(3), che vieta l’acquisto e il possesso di armi a chi fa uso di sostanze illegali.
La legge è stata contestata dopo che la Corte d’Appello del Quinto Circuito ha stabilito che tale divieto viola il diritto costituzionale a detenere armi, aprendo la strada a un ricorso dell’amministrazione Trump, decisa a ripristinare il divieto sostenendo che gli assuntori di droghe rappresentano un rischio per la sicurezza pubblica. Il caso nasce dall’arresto di Ali Danial Hemani, trovato in possesso di una pistola Glock 19, 60 grammi di marijuana e quasi 5 grammi di cocaina durante una perquisizione dell’FBI. La difesa sostiene che il divieto federale non ha basi storiche sufficienti per limitare i diritti garantiti dal Secondo Emendamento, un argomento rafforzato dalla giurisprudenza recente che richiede analogie storiche chiare per giustificare restrizioni moderne. Il dibattito è particolarmente acceso anche sul fronte politico e sociale.
L’ACLU ha espresso fiducia che la Corte possa dichiarare incostituzionale il divieto, soprattutto nel caso dei consumatori di marijuana, in un Paese dove l’uso ricreativo è ormai legale in numerosi Stati. Gli avvocati dell’organizzazione sostengono che la norma sia discriminatoria. Il Dipartimento di Giustizia, invece, afferma che anche se la marijuana dovesse essere riclassificata a livello federale, gli assuntori resterebbero comunque “particolarmente pericolosi” e quindi soggetti a restrizioni.



