Sottoscritto il Contratto collettivo nazionale dell’Area Sanità per il triennio 2022-2024. L’intesa è stata firmata oggi dall’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) e dalle organizzazioni sindacali di categoria.
Il contratto riguarda oltre 137mila dirigenti del Servizio sanitario nazionale, di cui circa 120mila medici e 17mila dirigenti sanitari non medici, tra cui biologi, chimici, fisici, psicologi, farmacisti e dirigenti delle professioni sanitarie.
Sul piano economico l’accordo prevede incrementi medi mensili a regime pari a 490 euro per 13 mensilità, in parte destinati allo stipendio tabellare.
Per i dirigenti neoassunti è previsto un aumento del 55% della retribuzione di posizione parte fissa, misura che punta a rendere più attrattivo il Servizio sanitario nazionale. Incrementate anche l’indennità di direzione di struttura complessa e le indennità di specificità per i profili medico-veterinari e per i dirigenti sanitari.
Novità normative
Il contratto introduce la possibilità per il dirigente di chiedere la ricostituzione del rapporto di lavoro, entro cinque anni dalla cessazione, con una delle aziende presso cui aveva prestato servizio.
Modifiche anche in materia di ferie, con l’obiettivo di garantirne la fruizione e di consentirne l’utilizzo anche durante il periodo di preavviso. Prevista inoltre una tutela specifica per il personale vittima di aggressioni da parte di terzi, con patrocinio legale a carico dell’azienda e possibilità di supporto psicologico su richiesta.
Contrari
Non tutte le sigle hanno però aderito all’intesa. La Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn ha confermato il mancato via libera al contratto.
Il Segretario nazionale Andrea Filippi ha parlato di un accordo “definanziato di 580 euro lordi rispetto all’inflazione del triennio” e ha criticato l’assenza di interventi normativi ritenuti necessari, oltre a un peggioramento delle sperequazioni a danno dei dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie.
Secondo Filippi, l’aumento sul tabellare si traduce in circa 90 euro lordi mensili aggiuntivi rispetto a quanto già percepito, mentre restano congelate fino al prossimo rinnovo le risorse già finanziate per l’indennità di specificità, pari a circa 300 euro lordi mensili.
Il sindacato chiede l’apertura rapida del confronto per il triennio 2025-2027 e il recupero delle risorse destinate alle indennità di specificità ed esclusività, annunciando vigilanza sull’applicazione delle norme contrattuali su orario di lavoro, carriere e fondi professionali.



