La chiusura improvvisa dello spazio aereo in una vasta area del Texas ha acceso un caso politico e militare che, nel giro di poche ore, ha travolto Washington.
L’episodio è avvenuto nei pressi di Fort Hancock, vicino al confine con il Messico, quando un drone della Customs and Border Protection sarebbe stato abbattuto per errore da un sistema laser dell’esercito statunitense.
Secondo quanto riferito da più fonti parlamentari, il Pentagono avrebbe utilizzato un dispositivo anti‑drone definito “ad alto rischio”, in circostanze che restano ancora poco chiare.
La Federal Aviation Administration ha reagito immediatamente imponendo restrizioni temporanee ai voli nell’area, un provvedimento che non ha inciso sul traffico commerciale ma che ha sollevato interrogativi sulla catena di comando e sulla comunicazione tra le agenzie federali.
Le autorità locali e le compagnie aeree hanno lamentato la mancanza di spiegazioni tempestive, mentre a Washington le versioni fornite dai diversi dipartimenti non coincidono, alimentando un clima di incertezza e sospetto. La vicenda ha assunto rapidamente una dimensione politica.
Tre deputati democratici hanno accusato la Casa Bianca di aver aggirato una proposta di legge bipartisan volta a migliorare l’addestramento e il coordinamento nelle operazioni con droni, denunciando l’uso di tecnologie militari in contesti civili senza adeguati protocolli di sicurezza.
La richiesta di un’indagine formale è già stata avanzata, con l’obiettivo di chiarire se l’abbattimento sia stato il risultato di un errore umano, di un malfunzionamento o di una procedura non autorizzata.
L’incidente arriva in un momento in cui il confine meridionale è al centro di tensioni politiche e operative, con un crescente ricorso a tecnologie avanzate per il monitoraggio dei movimenti transfrontalieri.
L’uso di armi laser, in particolare, solleva interrogativi sulla loro integrazione in scenari non bellici e sui rischi di interferenze con attività civili.



