È un quadro tutto sommato fatto di timidi segnali di miglioramento e persistenti elementi di debolezza quello delineato ieri dal Centro Studi di Confindustria nella Congiuntura Flash di febbraio. Notizie, insomma, non proprio confortanti per l’economia italiana. Il rapporto evidenzia come, all’inizio del 2026, lo scenario economico sia in peggioramento e come a zavorrare l’industria italiana siano soprattutto l’andamento dell’export e la debolezza dei consumi interni. La ripresa avviata nella parte finale dello scorso anno resta dunque lenta e ancora fragile.
Il 2025 si era chiuso con un quarto trimestre positivo per il Pil (+0,3%), sostenuto dagli investimenti legati al Pnrr. Ma l’avvio del nuovo anno mostra una dinamica meno favorevole. Se da un lato migliora la fiducia delle famiglie e il settore dei servizi accelera, dall’altro la produzione industriale continua a oscillare. A dicembre è tornata a diminuire (-0,4%), pur mantenendo un bilancio trimestrale positivo (+0,9%). Il recupero viene definito debole: i dati mensili restano volatili e la domanda, sia interna sia estera, non appare ancora sufficientemente robusta.
Produzione industriale
Nel complesso del 2025 la produzione industriale ha registrato una lieve flessione (-0,2%), dopo i cali più marcati del 2023 e del 2024. Si tratta di un rallentamento della caduta, ma non ancora di una vera inversione di tendenza. Anche sul piano settoriale il miglioramento è parziale. I comparti in crescita sono saliti a 9 su 22, contro i 4 dell’anno precedente, ma restano 12 i settori che hanno chiuso entrambi gli anni in contrazione. La base della ripresa è quindi ancora troppo ristretta per sostenere una dinamica aggregata solida.
Tra le performance migliori spicca la farmaceutica, che nel 2025 cresce del 3,8% grazie a un forte impulso dell’export, aumentato del 28,5% su base annua. In particolare le vendite verso gli Stati Uniti hanno registrato un balzo del 54%, anche per effetto dell’accumulo di scorte. Il settore consolida così una marcata specializzazione internazionale e un significativo surplus commerciale. In crescita anche la metallurgia (+4,0%), sostenuta dal canale estero nonostante un contesto commerciale complesso. L’alimentare si conferma tra i pochi comparti capaci di crescere sia nel 2024 sia nel 2025, con un aumento medio del 2,6% nel biennio, rafforzando il suo tradizionale ruolo anticiclico.
Le difficoltà
Restano invece in difficoltà l’automotive e il sistema moda. Il settore auto registra un calo del 10,3%, penalizzato dall’aumento dei prezzi, dall’incertezza normativa e dalla crescita dell’import. Tessile, abbigliamento e pelli segnano una flessione complessiva del 5,5%, risentendo del rallentamento dell’export e di una fiducia delle famiglie ancora contenuta.
In arretramento anche la chimica (-2,6%), comparto particolarmente esposto al caro energia e a problematiche strutturali che interessano l’intero panorama europeo. Proprio l’energia rappresenta uno dei principali fattori di pressione sull’economia. A febbraio il prezzo del petrolio è salito a 71 dollari al barile, mentre il gas si mantiene su livelli elevati, intorno a 33 euro per megawattora. In questo contesto il decreto ‘bollette’ varato dal Governo potrebbe ridurre in modo significativo i costi energetici per famiglie e imprese, se riceverà il via libera della Commissione europea, offrendo un possibile sostegno alla competitività industriale.
Domanda debole
Sul fronte della domanda interna il quadro resta debole. A dicembre le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,9% in volume, quasi azzerando la crescita del quarto trimestre. Anche l’export mostra segnali di incertezza: dopo un lieve aumento a dicembre (+0,6%), il trimestre si è chiuso in calo (-1,9%). Le prospettive per l’inizio del 2026 restano improntate alla cautela, nonostante qualche segnale di lieve miglioramento negli ordini esteri.
Per l’anno in corso il Centro Studi prevede una moderata crescita della manifattura, che potrebbe tornare in territorio positivo dopo tre anni consecutivi di flessioni. Si tratterebbe però di un recupero parziale dei livelli persi, in un contesto ancora segnato da incertezza, energia cara e domanda fragile.



