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La decisione della Corte Suprema sui dazi USA mette in discussione la strategia commerciale di Trump e gli effetti sulle esportazioni italiane

La Corte Suprema annulla i dazi, Trump: “Una vergogna”

Verdetto 6 a 3: per i giudici le tariffe richiedono l’autorizzazione del Congresso. Roberts firma la decisione, la minoranza segnala il rischio di rimborsi miliardari. Il Presidente annuncia contromisure mentre Bruxelles invoca stabilità. Tajani esclude effetti rilevanti per l’export italiano
sabato, 21 Febbraio 2026
3 minuti di lettura

E cosa si inventerà ora Donald Trump? Di certo la notizia di ieri, e cioè che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimi i dazi doganali imposti dall’amministrazione del Presidente a stelle e strisce, porterà a una reazione del Tycoon, sempre pronto a controribattere quando viene attaccato o criticato.

Ma cosa è successo nello specifico? Con sei voti contro tre, i giudici hanno affermato che i dazi non possono essere introdotti dal Presidente americano, perché si tratta di una prerogativa che la Costituzione attribuisce all’autorità nazionale competente, cioè al Congresso. “Il Presidente rivendica il potere straordinario di imporre unilateralmente dazi di importo, durata e portata illimitati. Alla luce dell’ampiezza, della storia e del contesto costituzionale di tale autorità, egli deve identificare una chiara autorizzazione del Congresso per esercitarla”, si legge nella sentenza firmata dal Presidente della Corte John Roberts.

Nel voto di minoranza Brett Kavanaugh, insieme a Clarence Thomas e Samuel Alito, ha messo in guardia dalle conseguenze pratiche della decisione. Tra queste, la questione dei rimborsi: miliardi di dollari riscossi dagli importatori potrebbero tornare indietro, con effetti significativi per il Tesoro. Kavanaugh ha parlato di un processo “probabilmente caotico”. Ha aggiunto però che la decisione potrebbe non limitare in modo sostanziale la capacità futura di Trump di imporre dazi, poiché diverse leggi federali autorizzano l’esecutivo ad adottare misure tariffarie in determinati casi.

La reazione di Trump

Furente, a dir poco, lo stesso Trump che ha definito la sentenza “una vergogna”, ma ha assicurato di avere un piano alternativo. Secondo quanto riportato dalla Cnn, intende valutare altre basi giuridiche per sostenere la sua politica commerciale, inclusi i cosiddetti ‘dazi reciproci’, considerati centrali nella sua strategia economica.

“Servono stabilità e prevedibilità”

Dalla Commissione europea è arrivata una presa d’atto prudente. Il Vice portavoce capo con delega al Commercio, Olof Gill, ha scritto su X che l’esecutivo Ue analizza la sentenza e resta in contatto con l’amministrazione statunitense per chiarire le prossime mosse. Le imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico, ha sottolineato, dipendono da stabilità e prevedibilità. Bruxelles ha ribadito l’impegno per tariffe basse e per la loro riduzione.

Intanto, sul piano parlamentare europeo, il Presidente della Commissione commercio internazionale ha convocato una riunione dei relatori per lunedì per valutare un eventuale rinvio del voto sull’accordo Ue-Usa. Il voto in commissione Commercio era previsto per il 24 febbraio.

Le reazioni in Italia

Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha invitato alla prudenza: per lui occorre esaminare il contenuto della sentenza e capire a quali dazi si riferisca prima di formulare valutazioni. Sulla stessa linea il Ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Quando non ci stanno i dazi sono sempre buone notizie, però credo che non ci saranno grandi effetti da questa decisione, perché ci sono delle misure temporanee che possono adottare gli americani, che già si aspettavano la decisione, quindi non credo che ci saranno grandi cambiamenti”.

Il Vicepremier Tajani ha invitato a valutare anche le possibili conseguenze sul dollaro e aggiunge che non prevede effetti particolari sulle esportazioni italiane. Il Presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti ha parlato di decisione inaspettata e di una fase di confronto con Washington in un momento di instabilità.

La Cna auspica invece che la pronuncia rappresenti una svolta capace di favorire la stabilità dei mercati. Il Made in Italy ha chiuso il 2025 con una crescita del 7,2% delle vendite negli Stati Uniti, ma l’ultima parte dell’anno ha registrato una flessione delle esportazioni sotto il peso dei dazi.

Per il Presidente dell’Ice Matteo Zoppas la decisione è un segnale forte contro le tariffe, ma occorre verificarne l’effetto concreto sull’imposizione. Dal settore logistico, Marcello Di Caterina (Alis) ha parlato di possibile recupero di competitività verso gli Stati Uniti e di un impatto positivo sui mercati.

Le opposizioni attaccano Meloni

La Segretaria del Pd Elly Schlein ha detto che la Corte ha dimostrato che ogni potere incontra un limite e ha chiesto a Giorgia Meloni di difendere imprese e lavoratori italiani colpiti dai dazi. Sulla stessa linea Antonio Misiani, che ha parlato di colpo politico per Trump, e Francesco Boccia, secondo cui la sentenza riafferma il principio che nessuno è sopra la legge.

Per Carlo Calenda si è trattato del primo segnale di funzionamento dei contrappesi democratici negli Stati Uniti.

Dagli Usa è intervenuto anche il Governatore della California Gavin Newsom, che ha chiesto il rimborso immediato, con interessi, di ogni dollaro riscosso illegalmente.

Dal Canada tramite i social è arrivata la presa di posizione del Ministro incaricato del commercio tra Canada e Stati Uniti Dominic LeBlanc. La decisione della Corte Suprema, ha spiegato, ha rafforzato la posizione di Ottawa secondo cui i dazi sono “ingiustificati”. LeBlanc ha aggiunto che, pur in presenza di un accordo commerciale con Washington, resta lavoro da fare per sostenere imprese e lavoratori canadesi ancora colpiti dai dazi della Sezione 232 su acciaio, alluminio e automotive.

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