Inutile negarlo. Dalla Conferenza sulla sicurezza di Monaco è venuto fuori un concetto chiaro: l’Europa, dal punto di vista economico e geopolitico, sta vivendo un momento di grande tensione. Ma non tutto è da buttare. Anzi. Perché, secondo Christine Lagarde, c’è nello stesso tempo un rafforzamento interno, un’unione di intenti. In pratica, per la Presidente della Banca centrale europea, il vecchio continente tende a consolidarsi nei momenti di crisi e ha fatto l’esempio di come le difficoltà recenti (economiche, strategiche e legate ai rapporti con gli Stati Uniti dopo il cambio di approccio di Donald Trump) stiano contribuendo ad avvicinare governi e decisori politici dell’Ue: “L’Europa cresce in tempi di crisi. L’Europa è più forte, si rafforza in tempi di crisi”, ha detto ieri. E ha portato un esempio preciso: lo shock derivante dal mutamento delle relazioni transatlantiche, definito come il “calcio nel sedere” ricevuto dall’Europa dal Tycoon, “sta avvicinando molto i leader europei” e che questa tendenza “deve continuare”.
Segnali economici importanti
I concetti espressi ieri da Lagarde, tutto sommato, sono improntati all’ottimismo. Ha richiamato, per esempio, alcuni segnali economici importanti, come la crescita nell’ultimo anno dell’Unione europea, che si è attestata all’1,5% ed è stata sostenuta interamente da consumi e investimenti, mentre però le esportazioni hanno fornito un contributo negativo. “Il mercato interno si sta risvegliando”, ha spiegato e ha aggiunto che l’afflusso di capitali verso comparti considerati strategici indica un orientamento degli investitori che i mercati tendono a intercettare con anticipo: “I mercati non sempre sbagliano… il denaro sta arrivando”, ha detto riferendosi in particolare al ruolo del venture capital.
Instabilità
È chiaro però che non tutto è oro quello che luccica perché accanto ai segnali di ripresa la Presidente della Banca centrale europea ha anche evidenziato l’aumento dei fattori di instabilità. L’inasprimento delle politiche industriali a livello globale, le tensioni geopolitiche e le interruzioni delle catene di approvvigionamento rendono più probabili episodi di turbolenza finanziaria: “La Bce deve essere preparata a un contesto più volatile”. In concreto, esiste il rischio che situazioni di stress possano provocare vendite forzate di titoli denominati in euro sui mercati internazionali, con possibili effetti sulla trasmissione della politica monetaria.
Si tratta di scenari da evitare e per farlo l’istituto centrale punta a rafforzare gli strumenti di liquidità e la fiducia nella moneta unica. In questo quadro si colloca l’ampliamento del sistema Eurep. La misura garantisce accesso continuo alla liquidità in euro, estende la portata dello strumento oltre il perimetro regionale e ne accelera l’utilizzo. Secondo Lagarde, tale rafforzamento “assicura permanenza e agilità” e “rafforza anche il ruolo dell’euro” offrendo ai partner la certezza che la liquidità sarà disponibile anche in presenza di tensioni di mercato.
Un altro punto centrale dell’intervento riguarda il mutamento della natura delle interdipendenze economiche globali. L’intreccio commerciale internazionale, a lungo considerato fattore di stabilità, viene oggi percepito anche come possibile fonte di vulnerabilità, esposta sia a shock sistemici (come la pandemia) sia a utilizzi strategici delle dipendenze economiche: “Il commercio è una questione di sicurezza tanto quanto economica”, ha spiegato Lagarde secondo la quale per l’Europa esiste la necessità di “compiere la transizione verso l’autonomia strategica”.



