Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha lanciato un appello deciso ai governi di tutto il mondo affinché abbandonino il PIL come principale misura dello sviluppo economico, sostenendo che l’indicatore “non riflette più la realtà delle società contemporanee” e rischia di guidare politiche miopi in un’epoca segnata da crisi climatiche, disuguaglianze e trasformazioni tecnologiche profonde.
L’intervento, pronunciato durante una conferenza dedicata alla sostenibilità globale, ha riacceso il dibattito su come misurare il progresso in modo più completo e aderente alle sfide del XXI secolo. Secondo il Segretario Generale, il Prodotto Interno Lordo è uno strumento nato in un contesto storico diverso, pensato per misurare la produzione economica ma incapace di valutare elementi cruciali come la qualità della vita, la salute degli ecosistemi, la distribuzione della ricchezza o il benessere delle comunità. “Un Paese può far crescere il proprio PIL devastando le foreste, sfruttando i lavoratori o aumentando le emissioni”, ha osservato, sottolineando come l’indicatore premi attività che generano valore economico immediato ma danneggiano il futuro collettivo.
L’ONU propone da tempo l’adozione di metriche alternative, come gli indicatori di sviluppo umano, gli indici di resilienza climatica o le misure di benessere sociale, ma la resistenza politica e la complessità tecnica hanno rallentato ogni tentativo di riforma. Molti governi temono che cambiare paradigma possa mettere in discussione modelli economici consolidati o esporre fragilità strutturali finora mascherate dalla crescita del PIL. L’appello arriva in un momento in cui la comunità internazionale è chiamata a rivedere le proprie priorità: la crisi climatica accelera, le disuguaglianze aumentano e le economie emergenti chiedono strumenti più equi per valutare i propri progressi.



