Il Giappone ha autorizzato la riattivazione della più grande centrale nucleare del mondo, un passo che segna una svolta significativa nella strategia energetica del Paese dopo anni di cautela seguiti al disastro di Fukushima. L’impianto, rimasto fermo per oltre un decennio, è stato riavviato dopo un lungo processo di verifiche tecniche e aggiornamenti strutturali richiesti dall’autorità di regolamentazione nucleare, che ha definito l’operazione “conforme ai più alti standard di sicurezza”. La decisione arriva in un momento in cui Tokyo è chiamata a fronteggiare costi energetici elevati, dipendenza dalle importazioni e pressioni internazionali per ridurre le emissioni. Il governo sostiene che la riattivazione dell’impianto sia essenziale per garantire stabilità alla rete elettrica e sostenere la competitività industriale, soprattutto in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e volatilità dei mercati energetici. La premier Sanae Takaichi ha definito il ritorno all’energia nucleare “una scelta pragmatica”, ribadendo che il Paese non può permettersi vulnerabilità strutturali nel settore energetico. La riapertura, tuttavia, non è priva di controversie. Gruppi ambientalisti e una parte dell’opinione pubblica continuano a esprimere preoccupazione per i rischi legati al nucleare, ricordando che la memoria di Fukushima resta viva e che molte comunità locali temono possibili incidenti o ripercussioni economiche. Le autorità regionali hanno approvato il riavvio solo dopo aver ottenuto garanzie aggiuntive su piani di evacuazione, sistemi di monitoraggio e investimenti in infrastrutture di sicurezza. Gli analisti sottolineano che la mossa potrebbe avere ripercussioni anche sul dibattito energetico internazionale, in un momento in cui diversi Paesi stanno rivalutando il ruolo del nucleare nella transizione verso fonti a basse emissioni.


