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Leone XIV: “La pace nasce da rispetto e fraternità, non dalla forza”

Dopo l’Angelus l’appello contro guerre e tratta di persone, la vicinanza alle popolazioni colpite da calamità e violenze. Dal Vaticano escluso un viaggio negli Stati Uniti nel 2026
lunedì, 9 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

“Continuiamo a pregare per la pace. Le strategie di potenza economica e militare, ce lo insegna la storia, non danno futuro all’umanità. Il futuro sta nel rispetto e nella fratellanza tra i popoli”. È stato questo, in estrema sintesi, il cuore del messaggio pronunciato ieri da Leone XIV dopo la recita dell’Angelus, davanti ai fedeli riuniti in piazza San Pietro, in una Roma particolarmente uggiosa e piovosa. Il tema dei tanti conflitti in atto in vari punti della Terra è tornato a essere nei pensieri del Papa che ha quindi rinnovato l’invito alla preghiera come risposta a queste atrocità.

Il richiamo alla storia, indicata come maestra di futuro, sottolinea la necessità di superare logiche fondate sulla potenza economica e militare, incapaci, nelle parole del Papa, di garantire prospettive durature per l’umanità. Al contrario, rispetto reciproco e fraternità tra i popoli vengono indicati come elementi centrali per costruire il domani delle nuove generazioni.

Sempre dopo l’Angelus il Santo Padre ha ricordato l’impegno contro le forme contemporanee di schiavitù: “Ringrazio le religiose e tutti coloro che si impegnano per contrastare ed eliminare le attuali forme di schiavitù. Insieme a loro dico: la pace comincia con la dignità”. Il riferimento è alla Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, dedicata al tema ‘La pace comincia con la dignità. Un appello per porre fine alla tratta’, che ricorre nella memoria di Santa Giuseppina Bakhita, simbolo del riscatto dalla schiavitù. Per la cronaca, secondo i dati delle Nazioni Unite il fenomeno coinvolge circa 27 milioni di persone nel mondo, in prevalenza donne, minori, migranti e persone costrette alla fuga a causa di conflitti o cambiamenti climatici.

La vicinanza del Papa

Prevost ha poi espresso la propria vicinanza alle popolazioni colpite da calamità naturali in diversi Paesi: “La mia preghiera per le popolazioni del Portogallo, del Marocco, della Spagna, in particolare di Grazalema in Andalusia, e dell’Italia meridionale, specialmente di Niscemi in Sicilia, colpite da inondazioni e frane. Incoraggio le comunità a rimanere unite e solidali con la materna protezione della Vergine Maria”.

Un pensiero è stato dedicato anche alla Nigeria, teatro di recenti violenze: “Con dolore e preoccupazione ho appreso dei recenti attacchi contro varie comunità che hanno causato gravi perdite di vite umane. Esprimo la mia vicinanza a tutte le vittime della violenza e del terrorismo e auspico che le autorità competenti continuino ad operarsi con determinazione per garantire la sicurezza e la tutela della vita di ogni cittadino”.

L’Angelus

Entrando invece nel contenuto specifico dell’Angelus il Vescovo di Roma ha commentato il Vangelo delle Beatitudini e ha richiamato le parole di Gesù “sale della terra” e “luce del mondo” come segno della gioia autentica che trasforma la vita e le relazioni. Il Papa ha indicato nello stile evangelico, e cioè povertà di spirito, mitezza, fame di giustizia, misericordia e pace, la via capace di dare sapore all’esistenza e di far risplendere ciò che era nel buio.

Ha poi ripreso il ricordo del profeta Isaia per ricordare i gesti concreti che interrompono l’ingiustizia, come condividere il pane con l’affamato, accogliere chi è senza casa e vestire chi è nudo, azioni da cui nasce una luce che guarisce le ferite. Ha quindi messo in guardia dal perdere la gioia e dal sentirsi scartati, perché Dio non abbandona mai l’uomo e perché ogni ferita può guarire accogliendo la parola delle Beatitudini e camminando nel Vangelo.

Il Papa ha concluso con l’invito ai fedeli a lasciarsi nutrire dalla comunione con Gesù, per diventare una comunità visibile, accogliente e portatrice di pace, affidando questo cammino all’intercessione di Maria.

Niente Stati Uniti

Intanto la Sala Stampa della Santa Sede ha precisato, rispondendo alle domande dei giornalisti, che non è previsto alcun viaggio di Papa Leone XIV negli Stati Uniti nel 2026, chiarendo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore.

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