All’indomani dei negoziati indiretti in Oman, Teheran rivendica segnali positivi nel dialogo con Washington ma ribadisce le proprie linee rosse, a partire dal programma nucleare.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che l’arricchimento dell’uranio non verrà sospeso “in nessuna circostanza”, nemmeno in caso di conflitto armato. Secondo Araghchi, il rafforzamento militare statunitense nel Golfo non costituisce un deterrente per l’Iran. “Siamo una nazione diplomatica, ma anche capace di difendersi”, ha dichiarato, precisando che Teheran non cerca la guerra, pur non escludendola.
Araghchi ha inoltre espresso dubbi sulla reale volontà degli Stati Uniti di portare avanti il negoziato. L’assenza di una data per un nuovo round di colloqui, insieme all’annuncio di ulteriori sanzioni e ai segnali di pressione militare, alimenta sospetti sulla “serietà” dell’interlocutore americano. L’Iran, ha avvertito, valuterà i prossimi segnali prima di decidere se proseguire il confronto.
Su toni più concilianti si è mosso il presidente Masoud Pezeshkian, che ha definito i colloqui in Oman “un passo avanti” e ha ribadito il valore del dialogo come strumento per risolvere le crisi. Allo stesso tempo, Pezeshkian ha riaffermato il diritto dell’Iran ad arricchire l’uranio per scopi pacifici, richiamandosi al Trattato di non proliferazione nucleare e respingendo le richieste statunitensi di un blocco totale delle attività sul territorio iraniano.
Usa e Israele
Il presidente iraniano ha anche criticato il linguaggio adottato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha più volte evocato l’opzione militare in caso di mancato accordo. “Il popolo iraniano risponde al rispetto con rispetto, ma non accetta il linguaggio della forza”, ha scritto.
Da Washington, Trump ha lasciato intendere che un nuovo incontro potrebbe tenersi a breve, mentre prosegue il rafforzamento della presenza militare statunitense nella regione. Nei giorni scorsi gli inviati della Casa Bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno visitato la portaerei Abraham Lincoln nel Golfo insieme al comandante del Centcom, in una mossa interpretata come un messaggio diretto a Teheran.
In questo quadro si inseriscono le preoccupazioni di Israele. Secondo i media israeliani, a Tel Aviv cresce il timore che Trump possa rivedere le intese raggiunte con il governo guidato da Benjamin Netanyahu in vista del negoziato con l’Iran. Un incontro tra Netanyahu e Trump alla Casa Bianca, organizzato con breve preavviso, dovrebbe servire a riallineare le posizioni, mentre da ambienti israeliani continuano a emergere riferimenti a possibili “azioni decisive” nel caso di un fallimento della via diplomatica.



