Un obiettivo chiaro quello che si pone il disegno di legge messo in atto dalla Senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva in occasione della Giornata internazionale contro il bullismo e il cyberbullismo: un intervento normativo contro le cosiddette “shitstorm” e i linciaggi digitali. Nello specifico, nel testo viene definito il fenomeno come la diffusione, sui social network, di un numero elevato di commenti che esprimono dissenso in forma offensiva, diffamatoria o derisoria nei confronti di una persona o di un gruppo. Secondo Paita la pericolosità di queste condotte è dimostrata anche da casi di cronaca avvenuti in Italia, tra cui il suicidio della ristoratrice lodigiana Pedretti e quello del genitore di Claudio Carlomagno.
Ma la proposta a cosa punta? A colmare un vero vuoto normativo perché le condotte lesive nate con l’uso delle piattaforme digitali, spiega la Senatrice, risultano spesso difficili da ricondurre alle fattispecie già previste dal codice penale e rischiano quindi di restare impunite.
Modifica al codice penale
Il disegno di legge è composto da un unico articolo che introduce una modifica al codice penale: nei reati di istigazione al suicidio è previsto un aumento di pena da un terzo alla metà quando, attraverso social network o piattaforme online, vengano rivolte alla stessa persona ingiurie, diffamazioni, calunnie, denigrazioni, derisioni o altre offese dalle quali derivi il suicidio o il tentativo di suicidio. Della responsabilità penale rispondono tutti coloro che hanno concorso nelle condotte, anche in assenza di un disegno criminoso comune.



