Prosegue ad Abu Dhabi il secondo round di colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina. Washington parla di segnali interlocutori, mentre Mosca ribadisce che un accordo potrà passare solo dall’accettazione, da parte di Kiev, di condizioni considerate non negoziabili, a partire dalle questioni territoriali nell’Est del Paese.
Secondo fonti russe, il negoziato affronta parallelamente dossier politici, economici e militari, con l’ipotesi di un cessate il fuoco graduale. Il Cremlino continua però ad accusare Paesi europei e Regno Unito di tentare di ostacolare il processo diplomatico.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha intanto fornito nuovi dati sulle perdite militari, parlando di decine di migliaia di soldati uccisi e di numerosi dispersi dall’inizio dell’invasione russa, mentre sul terreno i combattimenti proseguono.
Il clima resta teso anche sul piano diplomatico. Mosca ha espulso un diplomatico tedesco in risposta a una misura analoga adottata da Berlino, respingendo come infondate le accuse di spionaggio e attribuendo alla Germania la responsabilità dell’escalation nei rapporti bilaterali.
Il Cremlino non conferma né smentisce inoltre contatti riservati con la Francia. Restano indiscrezioni su una possibile iniziativa del presidente Emmanuel Macron, ma da Mosca si parla solo di contatti tecnici, non politici.
Il fronte nucleare
A complicare ulteriormente il quadro è la scadenza del trattato New START, l’ultimo accordo tra Stati Uniti e Russia sulla limitazione delle armi nucleari strategiche. Mosca ha espresso rammarico per la fine dell’intesa, sostenendo di aver proposto una proroga senza ricevere risposta. Le Nazioni Unite hanno lanciato un allarme sul vuoto giuridico che si apre nel controllo degli armamenti nucleari.
Ungheria e Rosatom
Sul piano energetico, l’Ungheria ha avviato i lavori di ampliamento della centrale nucleare di Paks, affidati al gruppo russo Rosatom. Il progetto prevede due nuovi reattori destinati a raddoppiare la capacità produttiva dell’impianto ed è stato reso possibile da un’esenzione mirata dalle sanzioni statunitensi.
Il governo di Viktor Orbán difende l’operazione come strategica per ridurre la dipendenza dal gas importato, mentre opposizioni e ambientalisti denunciano i rischi economici, ambientali e geopolitici di un rafforzamento del legame energetico con Mosca.
Crisi energetica e scambi di prigionieri
Nelle ultime ore Kiev è stata nuovamente colpita da attacchi con droni, con esplosioni in diversi quartieri, incendi e almeno un ferito. Raid e bombardamenti hanno colpito anche altre aree urbane e infrastrutture civili.
Il governo ucraino segnala blackout in più regioni, tra cui Zaporizhzhia, Kharkiv, Sumy e Odesa. Decine di migliaia di famiglie sono rimaste senza elettricità, con interruzioni programmate e limitazioni ai consumi industriali.
Sul piano umanitario, uno dei pochi risultati concreti riguarda uno scambio di oltre trecento prigionieri tra Russia e Ucraina, concordato con la mediazione statunitense. Kiev ha inoltre annunciato la disattivazione dei terminali Starlink utilizzati dalle forze russe per il controllo dei droni, grazie a un processo di verifica quotidiana dei dispositivi attivi.



