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Dai detriti alla cittadinanza. A Lagos il parco costruito dove lo Stato non c’è

Trasformare un deposito di rifiuti in un’area giochi non è solo un esercizio di riciclo. Per Amara Nwuneli, diciassettenne nigeriana vincitrice del The Earth Prize 2025, il concorso internazionale organizzato dalla svizzera The Earth Foundation, è un atto di sovranità spaziale. In una Lagos soffocata dall'abbandono, un parco costruito con materiali di scarto diventa l’unico strumento di resistenza possibile
martedì, 3 Febbraio 2026
1 minuto di lettura

Lagos non è una città disegnata per l’infanzia. Nella megalopoli nigeriana lo spazio pubblico è un lusso e il verde una rarità statistica. Qui la spazzatura non è un problema da differenziare, ma l’orizzonte fisico di un’intera generazione. È in questo vuoto istituzionale che Amara Nwuneli, studentessa nigeriana vincitrice del premio internazionale The Earth Prize 2025, ha deciso di dare vita al suo progetto “PlayGreen” , un intervento nel quartiere dell’area di Lekki nell’ex capitale nigeriana che non è una semplice bonifica, ma una riscrittura architettonica che trasforma i detriti in cittadinanza, in cui pneumatici abbandonati e materiali di scarto smettono di essere inquinanti per diventare altalene e strutture ludiche.

La geografia del recupero

Il progetto poggia su un’intuizione: utilizzare ciò che la metropoli rigetta per costruire ciò di cui ha disperato bisogno. Ma l’operazione non si ferma alla mimesi del riciclo. Nwuneli integra la piantumazione di alberi resistenti alle inondazioni, una risposta climatica alle alluvioni che devastano periodicamente la Nigeria, oltre alla creazione di centri di raccolta. Il sogno è quello di creare, con i 12.500 dollari della vincita di Amara, un “Central Park” per Lagos, un polmone verde che sia, allo stesso tempo, hub di resilienza urbana.

L’insidia della resilienza

Dietro la celebrazione corale del successo si nasconde però un’insidia, trasformare il coraggio individuale nell’alibi perfetto per l’assenza sistemica. C’è una sottile crudeltà nel lodare la “resilienza” di una studentessa costretta a inventarsi la sicurezza tra i detriti. Se il diritto al gioco deve dipendere dal recupero di materiali usati perché lo Stato ha abdicato al suo ruolo, la vittoria di Amara diventa l’atto d’accusa più feroce contro il fallimento della pianificazione urbana. Il rischio è la normalizzazione della precarietà, un doppio standard per cui, mentre il Nord globale investe in spazi ludici hi-tech, al Sud si santifica la capacità di sorridere tra i materiali di scarto.

Il diritto alla bellezza

Difendere il lavoro di Amara Nwuneli significa oggi pretendere che la sua iniziativa non resti un’eccezione colorata in un mare di grigio. La sua capacità di mobilitare la comunità è la prova che un altro urbanismo è possibile, anche dove sembra mancare tutto. Ma la vera sfida per il futuro di Lagos non è solo premiare l’inventiva dei suoi giovani, ma garantire che la bellezza e la sicurezza non debbano mai più dipendere esclusivamente da ciò che il resto del mondo ha deciso di gettare via.

Cristina Calzecchi Onesti

Cristina Calzecchi Onesti

Giornalista ed esperta di comunicazione aziendale. Dopo esperienze in tutta la comunicazione, dagli uffici stampa alle Relazioni esterne, ai Rapporti istituzionali, per quasi dieci è stata assistente parlamentare, portavoce e spin doctor alla Camera e al Senato. Da sempre si occupa di politica, sociale, diritti civili e ambiente.

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