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Pil oltre le stime e disoccupazione ai minimi i dati Istat spingono l’economia

sabato, 31 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

Nel 2025 crescita allo 0,7%, superiore alle previsioni del Governo. Il tasso di senza lavoro scende al 5,6%, livello più basso dal 2004. Meloni: “È la strada giusta”.

Sono ottime notizie quelle comunicate ieri dall’Istat: crescita del Pil superiore alle attese e tasso di disoccupazione ai minimi storici hanno caratterizzato il quadro macroeconomico italiano a fine 2025. Numeri che chiaramente hanno trovato il favore di Giorgia Meloni e della maggioranza.

Ma entriamo nello specifico in base alla stima preliminare del Pil: ebbene, il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,7% su base annua, oltre la stima del governo fissata allo 0,5% (nello stesso periodo, nell’Eurozona, la crescita è stata pari all’1,5%). Sul fronte del lavoro il tasso di disoccupazione è sceso al 5,6 a dicembre, il livello più basso dall’inizio delle serie storiche nel 2004, mentre il numero degli occupati ha superato quello di un anno prima.

I numeri del Pil

Nell’ultimo trimestre del 2025 il Pil è cresciuto dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% in termini tendenziali. E va inoltre considerato che il periodo ha registrato due giornate lavorative in meno rispetto al terzo trimestre e lo stesso numero rispetto al quarto trimestre del 2024. Una crescita sostenuta soprattutto dal contributo dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e dell’industria. Dal lato della domanda l’apporto positivo proviene dalla componente nazionale mentre la componente estera netta fornisce un contributo negativo.

Considerando l’intero anno, il Pil corretto per gli effetti di calendario registra un aumento dello 0,7% rispetto al 2024, nonostante tre giornate lavorative in meno. L’Istat indica inoltre che la variazione acquisita per il 2026 è pari allo 0,3%, elemento che incide sulla crescita di partenza dell’anno successivo.

Mercato del lavoro

Passiamo invece al secondo studio dell’Istituto di statistica sulmercato del lavoro. Ebbene, alla fine di dicembre 2025 gli occupati hanno raggiunto la quota di 24 milioni 142mila persone, in lieve diminuzione rispetto a novembre. Un calo, questo, che ha riguardato soprattutto i dipendenti a termine, scesi a 2 milioni 405mila, mentre sono aumentati gli autonomi, che hanno raggiunto quota 5 milioni 227mila. I dipendenti permanenti sono risultati sostanzialmente stabili a 16 milioni 511mila. Ma è su base annua che l’occupazione è cresciuta di 62mila unità, grazie all’aumento dei contratti a tempo indeterminato e degli autonomi, solo in parte compensato dalla riduzione dei rapporti a termine.

Nel confronto mensile la diminuzione degli occupati (-0,1%, pari a -20mila unità) e delle persone in cerca di lavoro si è accompagnata a un aumento degli inattivi. Il calo dell’occupazione ha coinvolto in particolare gli uomini, i lavoratori a termine e le fasce di età 25-34 e 35-49 anni. Al contrario, gli occupati sono aumentati tra le donne, gli autonomi e i giovani tra i 15 e i 24 anni, mentre sono risultati sostanzialmente stabili tra i dipendenti permanenti e tra le persone con almeno 50 anni. Il tasso di occupazione è sceso al 62,5%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali.

Le persone in cerca di lavoro sono diminuite dell’1,0% (-15mila unità), con una riduzione concentrata tra le donne e tra chi ha almeno 25 anni. Tra gli uomini e tra i 15-24enni, invece, il numero dei disoccupati è stato in aumento. Il tasso di disoccupazione complessivo è sceso al 5,6% (-0,1 punti), mentre quello giovanile è salito al 20,5% (+1,4 punti). Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono aumentati dello 0,2% (+31mila unità), portando il tasso di inattività al 33,7%.

Nel confronto tra il quarto e il terzo trimestre del 2025 gli occupati sono aumentati dello 0,3% (+74mila unità), mentre sono diminuitele persone in cerca di lavoro (-5,3%) e sono cresciuti gli inattivi (+0,3%). Rispetto a dicembre 2024 gli occupati sono risultati in aumento dello 0,3% (+62mila unità) con una crescita concentrata tra le donne e tra chi ha almeno 50 anni. Su base annua, il tasso di occupazione è rimasto invariato, mentre il numero delle persone in cerca di lavoro è calato del 13,8% e quello degli inattivi è aumentato dell’1,3%.

“Direzione giusta”

Inutile dire che i numeri diffusi dall’Istat sono stati accolti con entusiasmo dal Presidente del Consiglio Meloni: “È la direzione giusta: più lavoro, più stabilità, più opportunità. Continueremo su questa strada”, ha scritto sui social. Valutazione positiva anche da Paolo Barelli, Presidente dei deputati di Forza Italia, che ha collegato l’andamento di Pil e occupazione alle politiche economiche e del lavoro adottate dal Governo.

Secondo Confcommercio l’effetto di trascinamento sul 2026 pari allo 0,3% riduce la distanza dall’obiettivo di una crescita dell’1%. L’associazione ha segnalato inoltre che le dinamiche del mercato del lavoro osservate a dicembre, pur non considerate critiche nell’immediato, potrebbero riflettere nel medio periodo l’impatto dei fattori demografici, indicando la necessità di un maggiore coinvolgimento della popolazione femminile inattiva.

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