Un uomo ha aggredito la deputata Ilhan Omar durante un incontro con i cittadini al municipio di Minneapolis, spruzzandole addosso una sostanza non identificata mentre si avvicinava con un gesto improvviso e violento. L’episodio, avvenuto il 27 gennaio, ha interrotto bruscamente l’intervento della parlamentare democratica, che stava parlando della gestione federale dell’immigrazione e chiedendo la rimozione del segretario alla Sicurezza interna Kristi Noem. Secondo le autorità locali, l’aggressore — seduto in prima fila — si è alzato di scatto e ha lanciato il liquido tramite una siringa, urlando frasi non ancora rese pubbliche. La sicurezza è intervenuta immediatamente, bloccando l’uomo e consegnandolo alla polizia, che lo ha arrestato con l’accusa di aggressione di terzo grado. Omar, visibilmente scossa ma illesa, ha chiesto un fazzoletto per asciugarsi e ha deciso di proseguire l’incontro, dichiarando: “Continueremo”. L’attacco ha suscitato reazioni immediate. I sostenitori della deputata hanno denunciato il clima di ostilità crescente nei confronti delle figure politiche progressiste, mentre alcuni esponenti repubblicani hanno condannato l’episodio senza commentare il contenuto del dibattito. Omar, nata in Somalia e da tempo nel mirino di critiche feroci da parte dell’estrema destra, è una delle voci più attive contro le politiche migratorie dell’amministrazione Trump. L’evento si inserisce in un contesto già teso: Minneapolis è scossa da recenti episodi di violenza legati agli interventi delle forze federali, e la comunità locale chiede maggiore trasparenza e responsabilità. L’aggressione alla deputata non è solo un atto isolato, ma il sintomo di una polarizzazione che si fa sempre più fisica. La democrazia americana, ancora una volta, si ritrova a fare i conti con la fragilità del confronto pubblico.



