È iniziata oggi all’Alta Corte di Londra la fase finale del processo che vede il principe Harry contrapposto al gruppo editoriale Associated Newspapers, editore del Daily Mail e del Mail on Sunday. Il duca di Sussex, insieme ad altre sei celebrità tra cui Elton John, Elizabeth Hurley e Sadie Frost, accusa il gruppo di aver utilizzato pratiche illegali per raccogliere informazioni sulla sua vita privata. Secondo gli atti depositati, tra il 1997 e il 2015 i giornalisti del Daily Mail avrebbero fatto ricorso a intercettazioni telefoniche, microspie installate in veicoli, accessi fraudolenti a documenti riservati e persino hackeraggio di dati personali, il tutto con l’obiettivo di ottenere titoli sensazionalistici. Harry, che ha già testimoniato nel 2023 contro il Daily Mirror, è tornato in aula per deporre nuovamente, diventando il primo membro della famiglia reale a farlo in oltre un secolo. Vestito in blu scuro, il principe è entrato da un ingresso laterale, evitando i fotografi, e si è seduto accanto agli altri querelanti. La sua presenza ha attirato l’attenzione dei media internazionali, mentre il processo — che durerà nove settimane — si preannuncia come uno dei più significativi nella battaglia contro la stampa scandalistica britannica. Il gruppo editoriale nega ogni addebito e sostiene che le accuse siano “infondate e diffamatorie”. Ma per Harry, il caso rappresenta molto più di una disputa legale: è il cuore della sua campagna contro l’invadenza dei tabloid, iniziata dopo la morte della madre Diana e proseguita con la rottura con la famiglia reale. Il processo potrebbe avere conseguenze rilevanti non solo per il duca di Sussex, ma per l’intero sistema mediatico britannico. Se le accuse venissero confermate, si aprirebbe un precedente storico nella tutela della privacy delle figure pubbliche.



