C’è un’aula, a Palermo, che per una mattina si è trasformata in un crocevia di speranza, coscienze e futuro. È l’aula magna “San Giovanni Evangelista” della Facoltà Teologica di Sicilia, che ha ospitato il primo appuntamento del seminario di studi “Costruttori di pace attraverso opere di giustizia. Da Rosario Livatino a Carlo Acutis”. Non un semplice convegno, ma l’inizio di un percorso che parla al cuore del nostro tempo.
La pace, qui, non è stata evocata come uno slogan, ma raccontata come una scelta esigente, che passa attraverso la giustizia, la coerenza e il coraggio. Le figure di Rosario Livatino e Carlo Acutis hanno fatto da filo rosso a una riflessione profonda: due vite diverse, due epoche lontane, un’unica fedeltà alla verità vissuta fino in fondo.
Don Vito Impellizzeri, Preside della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, ha aperto il seminario con parole che hanno richiamato la responsabilità della formazione teologica nel tempo presente: educare alla pace significa educare a leggere la realtà senza sconti, con lo sguardo limpido del Vangelo. A guidare l’incontro è stato Nicolò Mannino, Presidente del Parlamento della Legalità Internazionale e Interlocutore Referente della Pontificia Accademia di Teologia presso la Città del Vaticano, che ha saputo intrecciare con sensibilità il linguaggio della fede e quello dell’impegno civile.
Il cuore della riflessione è stato affidato al professor Nicola Filippone, Preside dell’Istituto Superiore Don Bosco di Palermo e docente alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia. Il suo intervento ha mostrato come la pace non nasca mai dall’indifferenza, ma da opere concrete di giustizia, capaci di trasformare la società partendo dalle scelte personali.
A rendere l’atmosfera ancora più intensa è stata la presenza massiccia dei giovani. Tantissimi ragazzi e ragazze siciliani hanno riempito l’aula, ascoltando, partecipando, lasciandosi interrogare. Non spettatori, ma protagonisti di un dialogo che li riguarda direttamente, perché il futuro della pace passa inevitabilmente dalle loro mani.

E poi, a sorpresa, un messaggio che ha toccato nel profondo. Antonia Salzano Acutis, madre del Beato Carlo Acutis, ha voluto far arrivare il suo saluto e il suo incoraggiamento al seminario. Parole semplici e potentissime, che hanno riportato tutti al centro della vita cristiana: l’Eucaristia, da vivere ogni giorno come sorgente di amore e di missione, non da trattenere, ma da diffondere nel mondo. E soprattutto l’invito, tanto caro a Carlo, a “non essere fotocopie”, a non lasciarsi appiattire da un mondo che favorisce l’omologazione, ma a scegliere l’originalità della propria vocazione, della propria coscienza, della propria fede vissuta con autenticità.
È con questo messaggio che il seminario ha mosso i primi passi: un richiamo forte a diventare costruttori di pace non a parole, ma con la vita. Un inizio che promette di lasciare un segno profondo, soprattutto nei cuori dei più giovani.



