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Gaza, nasce il ‘Board of Peace’. Italia invitata, scontro Netanyahu–Trump sulla composizione

domenica, 18 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Il dossier Gaza entra in una nuova fase politica e diplomatica con la creazione del Board of Peace, l’organismo promosso dagli Stati Uniti per gestire la transizione postbellica e la ricostruzione della Striscia. Tra i Paesi invitati figura anche l’Italia. Lo ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parlando da Seul: “Penso che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano nel processo di pace. Siamo pronti a fare la nostra parte”.
Secondo quanto emerso, nel Consiglio siedono anche la Turchia e l’Egitto, con la presenza del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, una composizione che ha immediatamente innescato tensioni con il governo israeliano.
In una rara presa di distanza pubblica dall’amministrazione americana, l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha criticato duramente la composizione del Consiglio, definendo l’annuncio “non coordinato con Israele” e “in contraddizione con la politica israeliana”. In particolare, Tel Aviv contesta la presenza del ministro degli Esteri turco Hakan Fidan nel board esecutivo legato alla gestione di Gaza.
Netanyahu ha incaricato il ministro degli Esteri Gideon Saar di sollevare la questione con il segretario di Stato statunitense Marco Rubio, segnando un passaggio formale in una frizione che, secondo media americani, va ben oltre un semplice dissenso procedurale.
Nonostante lo scontro, il presidente Donald Trump ha invitato Netanyahu, o un suo rappresentante, a far parte del Board of Peace. Lo riferisce Ynet, precisando che l’invito resta valido anche alla luce delle proteste israeliane.
Secondo quanto riportato da Axios, la Casa Bianca sarebbe intenzionata ad andare avanti nonostante le obiezioni israeliane. Fonti statunitensi citate dal sito parlano di una “pazienza molto ridotta” nei confronti di Netanyahu e chiariscono che il premier israeliano non è stato consultato perché “non ha voce in capitolo” sulla composizione del Board.
Se vuole che ci occupiamo di Gaza, lo faremo a modo nostro. Che si concentri sull’Iran e lasci a noi il compito di gestire Gaza”, avrebbero spiegato le stesse fonti, aggiungendo che gli Stati Uniti starebbero facendo un “favore” a Netanyahu. In caso di fallimento del piano, il premier israeliano potrà rivendicare di averlo previsto; se invece avrà successo, potrà comunque prendersene il merito.

Smotrich attacca: “Peccato originale di Netanyahu”

Le tensioni si riflettono anche all’interno del governo israeliano. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha accusato Netanyahu di aver commesso un “peccato originale”, rifiutandosi di assumere il controllo diretto di Gaza. Secondo Smotrich, la mancata imposizione della legge marziale e l’assenza di una strategia chiara avrebbero aperto la strada a “bizzarre costruzioni” di governance civile, che non sono né Hamas né l’Autorità palestinese.
Il ministro ultraconservatore ha inoltre respinto la presenza turca nel Board, sostenendo che “i Paesi che hanno dato ossigeno a Hamas non possono essere quelli chiamati a sostituirlo”.
Sul terreno, intanto, il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, governo tecnocratico palestinese istituito a gennaio nella seconda fase del piano di cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, ha pubblicato la propria dichiarazione programmatica. Il documento promette il ripristino della sicurezza, il ritorno dei servizi essenziali e la costruzione di un’economia produttiva, ribadendo l’obiettivo dell’autodeterminazione palestinese e l’adesione a un percorso di pace fondato su democrazia, giustizia e trasparenza.

Siria, nuova escalation nel nord

Parallelamente al dossier Gaza, la crisi regionale si estende alla Siria. I media statali siriani riferiscono che le Forze Democratiche Siriane a guida curda hanno distrutto due ponti strategici sull’Eufrate, nella regione di Raqqa, mentre l’esercito di Damasco ha ripreso il controllo di vaste aree del nord del Paese per la prima volta in oltre un decennio.
L’avanzata governativa arriva all’indomani di un decreto del presidente Ahmed al-Sharaa, che ha riconosciuto il curdo come lingua nazionale e concesso un riconoscimento ufficiale alla minoranza curda, segnando un tentativo di ricomposizione politica mentre il controllo territoriale viene ristabilito con la forza.

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