Preoccupazione per il ritorno di “strategie predatorie” e richiamo al valore della cultura come strumento di dialogo e di pace. È stato questo, in breve, il messaggio centrale affidato da Sergio Mattarella ieri all’interno cerimonia inaugurale de ‘L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026’, svoltasi all’Auditorium della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza. “La cultura è motore e collante delle civiltà” sono state le prime parole del Capo dello Stato che ha proseguito il suo intervento volendo sottolineare su come il suo valore emerga con maggiore evidenza in una fase storica segnata da guerre, volontà di dominio e dal ritorno di strategie che si pensavano superate con il Novecento. Strategie che, ha osservato, portano con sé “morte e devastazione”. In questo contesto la cultura resta “strumento principe di convivenza, dialogo, impegno comune e dunque di pace”. Il Presidente della Repubblica ha indicato la cultura come rifiuto di ogni forza che tenti di comprimere l’umanesimo e come richiamo alle radici storiche e civili del Paese. E su questo punto ha richiamato le parole di Papa Francesco durante la visita del 2022 con la quale definì L’Aquila “capitale di pace e riconciliazione”, ricordando il valore simbolico della città come capitale del perdono. Un riferimento che, secondo Mattarella, conferisce un significato ulteriore all’anno di Capitale italiana della Cultura.

Il Capo dello Stato ha poi posto l’accento sul legame tra cultura, comunità e democrazia: “Investire in cultura vuol dire investire nella comunità, nello sviluppo della coscienza civile, vuol dire investire in democrazia”, ha aggiunto per poi spiegare che il patrimonio culturale cresce attraverso il dialogo e il confronto, si arricchisce dello scambio e del sapere reciproco. Ha ricordato inoltre che l’Italia dispone di un’eredità storica e artistica che ha contribuito nei secoli alla formazione dell’identità nazionale.
Il terremoto del 2009
Un passaggio è stato dedicato al terremoto del 2009 che colpì L’Aquila, causando qualcosa come 309 vittime. Mattarella ha definito “ardua” la sfida affrontata dalla città dopo quella tragedia e ancora in corso per completare la ricostruzione e il rilancio. La nomina a ‘Capitale italiana della Cultura 2026’, ha spiegato, rappresenta un contributo importante a questo percorso, che appartiene alla comunità aquilana ma riguarda l’intero Paese. Ha ricordato come, in un momento di sofferenza, l’Italia seppe reagire e mobilitare energie, portando a risultati concreti nel recupero del patrimonio e nella ripresa delle attività economiche e sociali. Il Presidente ha poi inserito L’Aquila nel quadro più ampio delle aree interne, indicando la città come riferimento per territori che rivendicano un ruolo essenziale nello sviluppo nazionale. In una fase di trasformazione, ha osservato, la distinzione tra centro e periferia tende a ridursi, mentre restano centrali le questioni legate a esclusioni, marginalità e squilibri territoriali e ambientali. Contrastarle e rimuoverle costituisce, secondo Mattarella, un compito decisivo per rafforzare la coesione e l’unità del Paese.
Rivolgendosi alla comunità il Capo dello Stato ha ricordato che il titolo di ‘Capitale italiana della Cultura’ non riguarda solo le istituzioni, ma coinvolge la collettività. È un’occasione di crescita nella conoscenza e nell’incontro, un’opportunità per L’Aquila, per la provincia e per la Regione. Un augurio particolare è stato rivolto ai giovani, affinché possano trarre da questo percorso stimoli e valori utili per il futuro delle loro comunità.
La cerimonia




La cerimonia, condotta da Francesca Fagnani e Paride Vitale, si è aperta con la proiezione del video di proclamazione di ‘L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026’. L’impianto artistico è stato curato dal Maestro Leonardo De Amicis e ha visto la partecipazione di artisti e interpreti legati al territorio. Sono intervenuti il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il Sindaco Pierluigi Biondi e il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio.



