La giornata elettorale in Uganda si è trasformata in un vortice di accuse e controaccuse, con il Paese ancora una volta al centro dell’attenzione internazionale. Il partito del leader dell’opposizione Bobi Wine, il National Unity Platform, ha denunciato che un elicottero militare sarebbe atterrato nel cortile della sua abitazione a Kampala, portandolo via “verso una destinazione sconosciuta”. Una versione che ha immediatamente alimentato proteste e allarme tra i suoi sostenitori. La polizia ugandese, però, ha respinto categoricamente la ricostruzione. In una conferenza stampa, il portavoce Kituuma Rusoke ha dichiarato che Wine “si trova nella sua casa ed è libero di muoversi”, definendo le accuse “infodemia elettorale” diffusa per destabilizzare il processo democratico. Anche altre fonti governative hanno parlato di “manipolazioni politiche” orchestrate dall’opposizione. Le tensioni sono esplose mentre lo scrutinio prosegue e i risultati preliminari indicano un chiaro vantaggio per il presidente Yoweri Museveni, 81 anni, al potere da quattro decenni e in corsa per un nuovo mandato. Secondo diversi osservatori, il voto di giovedì appare una formalità per il capo di Stato, che mantiene un controllo capillare su esercito, polizia e apparato amministrativo. Intanto, il quartier generale del NUP denuncia un “assedio” delle forze di sicurezza e un blackout delle comunicazioni intorno alla residenza di Wine, che sarebbe irraggiungibile telefonicamente. Le autorità negano anche questo, parlando di “normali misure di sicurezza”. La comunità internazionale segue con crescente preoccupazione. Organizzazioni per i diritti umani segnalano un clima di intimidazione diffusa, mentre gli osservatori indipendenti lamentano difficoltà nell’accedere ai seggi e nel monitorare le operazioni di voto.



