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Famiglie caute, spesa in frenata: Bankitalia vede il Pil al +0,6% nel 2026

Consumi ancora deboli e risparmio in aumento. Istat: inflazione all’1,5% nel 2025, pesa il caro carrello. Federconsumatori stima rincari fino a 672 euro l’anno
sabato, 17 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

I consumi delle famiglie rallentano mentre cresce la propensione al risparmio. È il quadro che è emerso ieri dal Bollettino economico della Banca d’Italia che segnala un atteggiamento prudente legato all’incertezza del contesto internazionale e alle aspettative ancora deboli sulla situazione economica. Secondo le stime di Palazzo Koch il Pil italiano nel 2026 dovrebbe aumentare dello 0,6%, con un rafforzamento nel biennio successivo. Nel terzo trimestre il prodotto interno lordo ha registrato un lieve incremento, sostenuto dal deciso aumento delle esportazioni e dalla crescita degli investimenti, favoriti dagli incentivi fiscali e dalle misure connesse al Pnrr. I consumi, invece, hanno mostrato un andamento contenuto. Nel quarto trimestre l’attività economica ha continuato a espandersi in modo moderato, trainata dai servizi, in particolare quelli rivolti alle imprese, e da un recupero dell’industria. Restano però incertezze sulla manifattura, anche per la pressione esercitata dalla concorrenza cinese in diversi comparti.

Secondo Bankitalia, la cautela delle famiglie prosegue anche alla fine del 2025. Le indagini della Commissione europea indicano che le decisioni di acquisto, soprattutto per i beni durevoli, restano condizionate da aspettative sfavorevoli sulla situazione finanziaria personale. Una tendenza diffusa nei principali Paesi europei, con l’eccezione della Spagna, dove la spesa delle famiglie continua a crescere in modo più marcato.

Dati Istat

Sul fronte dei prezzi i dati Istat di dicembre mostrano un’inflazione all’1,2% su base annua, con un aumento medio dell’1,5% nel 2025. L’indice generale dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,2% rispetto a novembre. La lieve accelerazione è stata determinata soprattutto dall’aumento dei prezzi dei servizi legati ai trasporti, degli alimentari non lavorati e di alcune voci dei servizi. Hanno invece rallentato i beni non durevoli e i servizi ricreativi, mentre si è accentuata la flessione degli energetici regolamentati. L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, resta stabile all’1,7%. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono saliti all’1,9%, così come quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, che hanno raggiunto il 2,2% su base annua. Dal 2021, proprio questa categoria registra un aumento complessivo del 24%.

Bilanci familiari

Un dato che pesa direttamente sui bilanci familiari. Secondo l’Osservatorio nazionale Federconsumatori l’incremento del carrello della spesa all’1,9% comporta una ricaduta media di 489 euro annui per famiglia. L’Associazione segnala che l’aumento del 24% registrato tra il 2021 e il 2025 rappresenta un livello difficilmente sostenibile e richiama l’indagine avviata dall’Antitrust, alla quale sta collaborando. Considerando anche l’andamento dei redditi e le prospettive per il 2026, Federconsumatori stima rincari complessivi fino a 672,60 euro annui a nucleo familiare, anche per effetto dell’impatto delle accise sul diesel nella distribuzione dei beni di largo consumo.

Da qui la richiesta di interventi strutturali: rimodulazione dell’Iva sui prodotti essenziali, un fondo contro la povertà energetica, misure di contrasto alla povertà alimentare, controlli lungo le filiere per limitare fenomeni speculativi e una riforma fiscale orientata a sostenere i redditi medio-bassi.

Sul versante delle imprese Mario Resca, Presidente di Confimprese, sottolinea che l’inflazione all’1,5% resta sotto controllo, ma avverte che senza una riforma della burocrazia il sistema produttivo fatica a rafforzarsi. Secondo Resca, servono regole più semplici, certezza del diritto e maggiore trasparenza per consentire alle aziende, in particolare nel retail, di sviluppare il business e attrarre investimenti. Solo in questo modo, afferma, si può creare un contesto favorevole alla ripresa dei consumi.

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