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Francia e Norvegia inviano soldati in Groenlandia. Roma presenta documento strategico sull’Artico

Crosetto: “sembra l’inizio di una barzelletta, la Nato coordini”. Guterres: “L'ordine mondiale va nel caos”. Trump minaccia dazi. Cremlino: è territorio della Danimarca
sabato, 17 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

La tensione sulla Groenlandia continua a crescere. Francia e Norvegia hanno inviato militari a supporto delle forze danesi nell’ambito dell’esercitazione Arctic Endurance, mentre la Nato valuta un maggiore coordinamento delle iniziative alleate. In questo contesto si inserisce anche la posizione del Regno Unito, che ha sollecitato un rafforzamento strutturale della presenza Nato nell’Alto Nord, sostenendo l’ipotesi di un’operazione dedicata alla sicurezza artica sul modello di quelle già attive nel Baltico e nell’Europa orientale. Parigi ha parlato apertamente di “responsabilità strategica” dell’Unione europea nell’Artico, mentre Berlino ha invitato alla calma. Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha escluso un intervento militare statunitense, definendo la crisi un “gioco di potere” gestibile all’interno del quadro alleato. Più critica la posizione italiana: il ministro della Difesa Guido Crosetto ha paragonato l’invio di piccoli contingenti nazionali a “l’inizio di una barzelletta”, chiedendo che “sia la Nato a coordinare” per evitare iniziative frammentate che “spaccano invece di unire”. Dal punto di vista europeo, la Commissione ha chiarito che la Groenlandia, in quanto parte del Regno di Danimarca, è coperta dalla clausola di difesa reciproca prevista dall’articolo 42.7 dei Trattati Ue, anche se “attualmente la questione non si pone”. Sul fronte diplomatico, il segretario generale della Nato Mark Rutte riceverà lunedì a Bruxelles i ministri di Danimarca e Groenlandia. La tensione è stata ulteriormente alimentata da una dichiarazione del presidente statunitense Donald Trump, che non ha escluso il ricorso a strumenti di pressione economica. Parlando alla Casa Bianca a margine di un evento sulla sanità, Trump ha affermato che potrebbe imporre dazi doganali ai Paesi che non sosterranno il piano statunitense sulla Groenlandia: «Potrei imporre dazi doganali ai Paesi che non ci appoggiano sulla Groenlandia, perché abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale». A Copenaghen, intanto, la premier Mette Frederiksen ha incontrato ieri una delegazione bipartisan del Congresso statunitense guidata dal senatore Chris Coons. L’obiettivo ufficiale è discutere di sicurezza artica e relazioni commerciali, ma i rapporti restano tesi dopo che la Casa Bianca ha parlato apertamente di “colloqui tecnici sull’acquisizione della Groenlandia”.

Danimarca e Russia

Una formula respinta con fermezza da Copenaghen, che contesta l’impostazione stessa del gruppo di lavoro Usa–Danimarca–Groenlandia, ritenendo inaccettabile che il confronto venga incardinato sull’ipotesi di un’acquisizione del territorio. Il ministro degli Esteri danese Lars Rasmussen ha avvertito che, se Washington si presenterà al tavolo con questa impostazione, gli incontri rischiano di essere “molto, molto brevi”. Anche il Cremlino ha preso posizione. Il portavoce Dmitrij Peskov ha ribadito che la Groenlandia è “territorio del Regno di Danimarca”, definendo la situazione “insolita e straordinaria”. Mosca ha inoltre accusato i Paesi Nato di voler “militarizzare l’Artico”, utilizzando lo spettro di una minaccia russa e cinese per giustificare l’espansione della propria presenza militare nella regione. A Nuuk, intanto, cresce la preoccupazione della popolazione. Padre Tomaž Majcen, parroco della capitale groenlandese, ha raccontato che “la gente è ancora calma, ma più consapevole che la situazione non è più teorica”, aggiungendo che molti ripetono lo stesso timore: “Vogliamo vivere in pace e non diventare un campo di battaglia strategico”.

La strategia italiana

La centralità dell’Artico nello scenario geopolitico globale è stata al centro della conferenza tenutasi ieri a Villa Madama, dove il governo italiano ha presentato il documento strategico La Politica Artica Italiana. L’Italia e l’Artico: i valori della cooperazione in una regione in rapida trasformazione. Il testo, elaborato nel corso del 2025, definisce una visione di lungo periodo fondata su tre direttrici principali: sicurezza, ricerca scientifica e sviluppo economico. “L’Italia ha una visione strategica di una presenza politica nella regione artica”, ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, sottolineando come l’Artico rappresenti “un interesse particolare dal punto di vista della navigazione, della sicurezza e anche dell’interesse economico”. Tajani ha annunciato la preparazione, insieme all’ambasciata italiana a Copenaghen, di una missione imprenditoriale dedicata all’Artico, con l’obiettivo di sostenere l’export italiano nei settori della difesa, dell’energia e dello spazio. Accanto alla dimensione economica e scientifica, il documento riconosce una crescente esigenza di sicurezza. Crosetto ha avvertito che “il Paese che più confina con questo nuovo pezzo di mondo è la Russia, che ha la più grande presenza militare nell’Artico”, aggiungendo che, una volta conclusa la guerra in Ucraina, “gran parte delle risorse militari russe saranno probabilmente spostate in questo settore”. Il ministro ha infine collegato il cambiamento climatico all’apertura di nuove rotte commerciali, capaci di incidere “per il 40-50 per cento dei passaggi a Suez”, ribadendo la necessità per l’Italia di mantenere “un presidio economico, commerciale, di ricerca e anche militare” in una regione destinata a diventare sempre più strategica.

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