“Che vengano presentati forse, che vengano accolti non credo proprio”. Con queste parole il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha risposto alle domande sull’eventualità di ricorsi contro il referendum sulla giustizia, a margine della presentazione del suo libro Una nuova giustizia, nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. Nordio ha affrontato diversi temi legati alla riforma della giustizia e al confronto in corso con la magistratura, a partire dalla questione del sorteggio, che ha suscitato forti reazioni all’interno dell’Associazione nazionale magistrati (Anm). “Le obiezioni contro il sorteggio terrorizzano l’Anm, ma sono grossolane e prive di fondamento”, ha dichiarato il Ministro. Secondo Nordio, il sorteggio non rappresenta una forzatura, ma è “un elemento realmente consustanziale al nostro sistema giudiziario e giurisdizionale”.
“La giustizia è tutto un sorteggio – ha spiegato – perché chiunque incappa in un processo viene giudicato da un giudice o dal pubblico ministero di turno che ogni giorno cambia”. Una riflessione con cui il ministro ha voluto sottolineare come l’aleatorietà nella scelta del magistrato non sia un’anomalia, ma una caratteristica già presente nel funzionamento quotidiano del sistema.
Legittimità del dibattito
Pur difendendo l’impianto della riforma Nordio ha riconosciuto la legittimità del dibattito. “È un bene che vi siano posizioni diversificate sul referendum e soprattutto che siano espresse in modo pacato, razionale ed essenzialmente giuridico, più ancora che politico ed emotivo”, ha affermato. E ha aggiunto: “Ogni riforma non è perfetta, vi sono delle buone ragioni per commentare anche criticamente, ma le buone ragioni devono cedere alle migliori ragioni”. Nel suo intervento il Ministro ha richiamato anche una riflessione storica per spiegare il senso politico e istituzionale della riforma. Citando un’intervista del 1989 al Professor Giuliano Vassalli, Nordio ha ricordato come l’ex presidente della Corte costituzionale parlasse di una “sovranità limitata” della politica italiana a causa dell’“eccessivo potere di pressione della magistratura”. “Non sono parole di un ministro di centrodestra – ha sottolineato – ma di un eroe della Resistenza che poi ha presieduto la Corte costituzionale”.
L’obiettivo della riforma, secondo Nordio, è proprio quello di superare questa situazione: “Noi vogliamo che questa sovranità limitata della politica nei confronti di questa pressione della magistratura venga eliminata e che ognuno ritorni a fare il suo ruolo: la magistratura ad applicare la legge e la politica ad interpretare la volontà dei cittadini”.
Alta Corte disciplinare
Altro punto centrale dell’intervento è stato quello dell’Alta Corte disciplinare. Il Ministro ha spiegato perché il governo abbia voluto disciplinarla in modo specifico: “Perché tutti hanno capito che si tratta di una giustizia domestica dove vi è una ‘baratteria’ politica che viene fatta tra le correnti della magistratura”. Secondo Nordio, il sistema attuale produrrebbe una sorta di “stanza di compensazione” in cui “Tizio protegge Caio, Caio protegge Sempronio, Sempronio protegge Martino e tutti si proteggono a vicenda”. E ha aggiunto: “Se uno non ha dei padrini che lo proteggono nell’ambito dell’Associazione nazionale magistrati, allora ecco che arriva una sentenza esemplare”.
Infine, tornando sul tema dei possibili ricorsi al referendum, Nordio ha ribadito la sua convinzione: è possibile che vengano presentati, ma è difficile che possano essere accolti. Una posizione che conferma la fiducia del ministro nella solidità giuridica del percorso intrapreso dal governo sulla riforma della giustizia e nel quadro normativo che accompagna il referendum.



