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Trump: “Prenderemo la Groenlandia”, Ue: “sarebbe la fine della NATO”

Il governo di Nuuk: "Inaccettabile". Usa: "La Danimarca la occupò dopo la Guerra mondiale". Copenhagen: "Parte del Regno da secoli". Cina: "Non ci si usi come pretesto"
martedì, 13 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

Per la prima volta dalla fine della Guerra fredda, un presidente americano mette esplicitamente sul tavolo la possibilità di scegliere tra l’espansione territoriale e la Nato. Donald Trump lo ha detto senza giri di parole: “prenderemo la Groenlandia, in un modo o nell’altro”, facendo entrare le tensioni tra Stati Uniti ed Europa in una fase apertamente conflittuale. Il governo della Groenlandia ha definito “assolutamente inaccettabile” qualsiasi ipotesi di acquisizione americana, ricordando in una nota ufficiale che l’isola fa parte del Regno di Danimarca ed è quindi territorio Nato. Il Naalakkersuisut ha sottolineato che la difesa della Groenlandia deve avvenire esclusivamente all’interno della cornice dell’Alleanza, con il coinvolgimento di tutti i partner, Stati Uniti compresi, ribadendo che il futuro dell’isola spetta unicamente al suo popolo. Tutti e cinque i partiti del Parlamento groenlandese, ha aggiunto il governo di Nuuk, hanno confermato di non voler entrare a far parte degli Stati Uniti. Da Copenaghen la risposta è stata altrettanto netta. L’ambasciatore danese a Washington, Jesper Møller Sørensen, ha respinto le affermazioni dell’inviato speciale Usa per la Groenlandia, Jeff Landry, secondo cui la Danimarca avrebbe “occupato” l’isola dopo la Seconda guerra mondiale. “La storia conta e i fatti contano”, ha dichiarato il diplomatico, ricordando che la Groenlandia fa parte del Regno danese da secoli e che questa realtà è stata riconosciuta a livello internazionale, anche dagli Stati Uniti. A rendere ancora più delicata la crisi pesa anche il precedente politico. Trump aveva già avanzato nel 2019 l’ipotesi di “acquistare” la Groenlandia, allora liquidata da Copenaghen come “assurda”, segno di una linea che oggi riemerge in forma molto più aggressiva. Sul piano giuridico e strategico, l’ipotesi evocata dalla Casa Bianca aprirebbe inoltre un paradosso senza precedenti: trattandosi di territorio Nato, una pressione o un’azione militare statunitense contro la Groenlandia produrrebbe un cortocircuito interno all’Alleanza, mettendo in discussione i meccanismi di difesa collettiva previsti dall’articolo 5. Sullo sfondo restano infine le motivazioni strategiche ed economiche dell’interesse per l’isola, dalle nuove rotte artiche rese accessibili dallo scioglimento dei ghiacci alle risorse minerarie e alle infrastrutture militari già presenti, elementi che contribuiscono a spiegare perché la Groenlandia sia diventata uno dei nodi più sensibili della competizione globale.

La posizione dell’Ue

Sul piano europeo, il tono è salito rapidamente. Il commissario Ue alla Difesa Andrius Kubilius ha avvertito che un’acquisizione militare della Groenlandia da parte degli Stati Uniti segnerebbe “la fine della Nato”, ricordando che in caso di aggressione alla Danimarca scatterebbero gli obblighi di assistenza previsti dai trattati europei. Sulla stessa linea la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che ha ribadito il principio del “nulla su di loro senza di loro” e annunciato il raddoppio dei fondi europei destinati alla regione artica nel prossimo bilancio pluriennale.

La premier danese Mette Frederiksen ha parlato di un “bivio decisivo”, avvertendo che minacciare un alleato Nato equivale a mettere in discussione l’intero sistema di sicurezza occidentale. “La posta in gioco è molto più grande della Groenlandia”, ha dichiarato, rivendicando il diritto internazionale e l’autodeterminazione dei popoli. Nel frattempo, una delegazione di senatori statunitensi è attesa a Copenaghen nei prossimi giorni, mentre la prossima settimana è previsto un incontro tra il segretario di Stato Usa Marco Rubio e il ministro degli Esteri danese. Segnali di un canale diplomatico che resta aperto, nonostante le dichiarazioni incendiarie. Anche l’Italia segue con attenzione l’evoluzione della crisi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato la presentazione, venerdì, del piano italiano per l’Artico, chiarendo che non si è mai parlato di un invio di truppe in Groenlandia e che ogni decisione spetta a Nuuk e Copenaghen.

La Nato rafforza la sicurezza artica

Anche l’Alleanza atlantica cerca di tenere il punto, mentre il terreno scotta. Il segretario generale Mark Rutte ha confermato che sono in corso discussioni su come rafforzare la sicurezza nell’Artico, sottolineando la necessità di un approccio collettivo. Il comandante supremo alleato in Europa, Alexus Grynkewich, ha parlato di “dialoghi costruttivi” all’interno del Consiglio Nord Atlantico, avvertendo però che la crescente cooperazione tra Russia e Cina nella regione rappresenta una minaccia destinata ad aumentare con il ritiro dei ghiacci. Diversi Paesi europei spingono ora per una presenza Nato più visibile. Secondo Bloomberg, Regno Unito e Germania stanno discutendo una possibile missione congiunta per rafforzare la sicurezza della Groenlandia. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha auspicato il coinvolgimento degli Stati Uniti in una missione Nato, mentre il Belgio si è detto favorevole a un’operazione che rappresenti una “prova di forza” dell’Alleanza.

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