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Iran, migliaia di morti e arrestati: “Pronti alla guerra”. Trump: “Vogliono negoziare”

lunedì, 12 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

La repressione delle proteste in Iran entra in una fase sempre più dura. Da un lato la repressione violentissima, dall’altro aperture tattiche al dialogo accompagnate però dalla dichiarazione del ministro degli esteri di essere “pronti alla guerra ma di non cercarla”. La Guida suprema Ali Khamenei ha attaccato direttamente Trump, definendolo un despota destinato a fare la stessa fine dello scià. Il governo iraniano ha inoltre proclamato tre giorni di lutto nazionale per i membri delle forze di sicurezza uccisi negli scontri, indicati come “martiri”.
Secondo l’agenzia Tasnim, sarebbero almeno 111 i poliziotti e militari morti dall’inizio delle proteste, mentre il bilancio delle vittime avrebbe superato le 3.000 persone dall’inizio delle manifestazioni secondo il gruppo di opposizione dei Mujaheddin del Popolo Iraniano. Stime più caute arrivano dall’organizzazione statunitense Human Rights Activists News Agency, che parla di 544 morti accertati e di altre 579 segnalazioni ancora in fase di verifica. Secondo l’ong, tra le vittime confermate vi sarebbero 483 manifestanti, 47 membri delle forze di sicurezza e almeno otto minori. Gli arresti avrebbero superato le 10.600 persone; la polizia iraniana sta inviando sms alle famiglie di Teheran invitando i genitori a tenere i figli lontani dalle manifestazioni, definite nei messaggi come infiltrate da “gruppi terroristici e individui armati”.
Intanto il blocco di Internet prosegue ormai da oltre 84 ore consecutive. Lo segnala NetBlocks, secondo cui la connettività esterna dell’Iran si attesta all’1% dei livelli normali. Le telecomunicazioni restano gravemente compromesse, rendendo difficile sia l’accesso alle notizie sia i contatti con l’estero.
Il media israeliano Ynet riferisce che il regime avrebbe oltrepassato una nuova “linea rossa” utilizzando per la prima volta jammer militari, dispositivi di guerra elettronica progettati per disturbare o bloccare segnali radio e satellitari. L’uso di queste tecnologie avrebbe colpito anche la rete Starlink, con un crollo di oltre l’80% del traffico nel giro di poche ore.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi sostiene però che “la situazione è sotto controllo totale” e che Internet verrà presto ripristinata, almeno per ambasciate e ministeri. Secondo Teheran, la violenza sarebbe stata strumentalizzata per offrire un pretesto a un intervento statunitense.
La crisi ha attirato anche l’attenzione delle Nazioni Unite. UNICEF ha espresso “estrema preoccupazione” per le segnalazioni di bambini e adolescenti uccisi o feriti durante i disordini. Il direttore regionale Edouard Beigbeder ha chiesto a tutte le parti di adottare misure immediate per proteggere i minori e ha ricordato che l’uso di forza sproporzionata da parte delle forze di sicurezza viola la Convenzione sui diritti dell’infanzia.

Aperture con Washington

Sul piano diplomatico, Teheran conferma l’apertura di un canale di comunicazione con un emissario americano. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei ha dichiarato che il contatto tra Araghchi e l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff è attivo e che l’Iran resta impegnato nel principio della diplomazia, pur ribadendo la disponibilità solo a negoziati “equi e basati sul rispetto reciproco”.
Il presidente Donald Trump ha confermato che i vertici iraniani avrebbero preso contatto per negoziare e che un incontro sarebbe in preparazione. Allo stesso tempo, però, ha avvertito che un’azione militare potrebbe precedere qualsiasi colloquio. “Stiamo valutando opzioni molto forti”, ha detto a bordo dell’Air Force One, aggiungendo che l’esercito americano sta esaminando piani concreti, inclusi possibili cyberattacchi contro il regime.
L’Unione europea valuta nuove sanzioni. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha dichiarato che Bruxelles è pronta a colpire ulteriormente il regime iraniano in risposta alla “brutale repressione” dei manifestanti, ricordando che l’Ue ha già sanzionato Teheran per violazioni dei diritti umani, per il programma nucleare e per il sostegno alla Russia nella guerra in Ucraina.
Di segno opposto la posizione di Pechino. La Cina ha espresso la propria contrarietà a qualsiasi “interferenza straniera” negli affari interni iraniani, invitando tutte le parti a favorire stabilità e pace in Medio Oriente.

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