Dopo la frenata dei mesi precedenti, a dicembre l’inflazione inverte la marcia. Secondo la stima preliminare dell’Istat, i prezzi al consumo registrano un aumento dello 0,2% su base mensile e dell’1,2% su base annua, rispetto al -0,2% congiunturale e al +1,1% tendenziale di novembre. Nel complesso del 2025, l’inflazione media si attesta all’1,5%, in aumento rispetto al +1% del 2024. A incidere sull’andamento medio annuo sono soprattutto la dinamica dei beni energetici regolamentati, cresciuti del 16,2% (dal -0,2% del 2024), e quella dei beni alimentari non lavorati, in aumento del 3,4% (dal +2,3% dell’anno precedente).
Quadro stabile
Le misure di inflazione di fondo mostrano invece un quadro più stabile: l’indice al netto degli energetici e degli alimentari freschi cresce in media dell’1,9% (dal 2% del 2024), mentre quello al netto dei soli energetici segna un +2%, in lieve rallentamento rispetto al 2,1% dell’anno. Nel commentare i dati di dicembre, il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, sottolinea che “il moderato incremento dell’inflazione registrato a dicembre, dopo un trimestre di riduzioni congiunturali dei prezzi al consumo, è un dato in linea con gli andamenti storici tipici dell’ultimo mese dell’anno, periodo su cui incidono alcuni aumenti di natura stagionale”
Dato più basso d’Europa
“In termini prospettici”, prosegue Bella, “il dato non desta particolari preoccupazioni, anche alla luce del permanere dell’inflazione di fondo su valori contenuti e dell’eredità inflazionistica nulla lasciata all’anno appena iniziato”. Secondo Confcommercio, inoltre, “l’inflazione in Italia si conferma tra le più basse dell’area euro, sia nel mese di dicembre sia nel complesso del 2025”. Un contesto che, pur favorendo un recupero significativo del potere d’acquisto delle famiglie, non ha ancora prodotto effetti rilevanti sui consumi: “la propensione al risparmio”, osserva Bella, “si è collocata nel terzo trimestre del 2025 su livelli storicamente molto elevati”.
Attesa una svolta positiva
Guardando al futuro, la ripresa della domanda per consumi rappresenta “un elemento cruciale per sostenere una crescita prossima all’1% nel 2026”. In quest’ottica, “la consapevolezza di dinamiche inflazionistiche contenute e gli effetti delle misure di detassazione previste dalla manovra appena approvata possono costituire fattori decisivi per il recupero della fiducia e per dare slancio ai consumi”, un segnale che, secondo le stime di Confcommercio, ha iniziato a manifestarsi già da novembre, con un rafforzamento significativo nel periodo degli acquisti di dicembre.



