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Leone XIV: “Il Concilio non è finito, la Chiesa completi la sua riforma”

Il Papa rilancia il ‘Vaticano II’ come bussola del presente: tornare ai Documenti, superare letture parziali e portare avanti un cambiamento che riguarda stile, missione e responsabilità ecclesiale
giovedì, 8 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Un messaggio netto, senza mediazioni: la riforma della Chiesa va completata. È il cuore dell’intervento di Leone XIV nell’Udienza generale di ieri, la prima del nuovo anno, interamente dedicata al Concilio Vaticano II e alla rilettura dei suoi Documenti. Un discorso che non ha guardato al Concilio come a una stagione conclusa, ma come a un processo ancora aperto, che interpella direttamente la Chiesa di oggi. Davanti a fedeli e pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo, riuniti nell’Aula Paolo VI, Prevost ha aperto un nuovo ciclo di catechesi dopo la chiusura dell’Anno giubilare. La scelta del tema segna una linea precisa del pontificato: tornare alle fonti del Vaticano II per evitare che la sua eredità venga ridotta a slogan o a letture parziali. Il Santo Padre lo ha detto chiaramente: il Concilio va conosciuto “non attraverso il sentito dire”, ma attraverso i suoi testi, perché i Documenti conciliari restano il Magistero che orienta il cammino ecclesiale anche nel presente.

Il Pontefice ha ricordato che sono passati sessant’anni dalla conclusione del Concilio e che la generazione dei vescovi, dei teologi e dei fedeli che ne furono protagonisti non c’è più. Proprio per questo, ha spiegato, oggi è ancora più forte la responsabilità di non disperderne la profezia. Il Vaticano II non è un ricordo storico, ma una bussola che continua a indicare la direzione: una Chiesa che riscopre il volto di Dio come Padre, che si riconosce come comunità di comunione, che celebra la fede con una liturgia partecipata e che sceglie il dialogo con il mondo come metodo e stile.

Giorno di luce

Leone XIV ha richiamato l’immagine usata da San Giovanni XXIII all’apertura dell’assise conciliare, quando parlò dell’aurora di un giorno di luce per tutta la Chiesa. Da quella stagione, ha ricordato, è nata una nuova consapevolezza: la Chiesa non vive per sé stessa, ma per annunciare il Vangelo all’umanità, condividendone speranze, fatiche e attese. Un passaggio che ha segnato una svolta e che, secondo il Vescovo di Roma, non può essere archiviato. Il punto più diretto del discorso ha riguardato il presente. “Dobbiamo ancora realizzare più pienamente la riforma ecclesiale”, ha spiegato il Papa, che ha indicato una riforma che non si esaurisce in cambiamenti strutturali o organizzativi. Al centro, ha spiegato, c’è uno stile: una Chiesa ministeriale, corresponsabile, capace di leggere i segni dei tempi e di rispondere alle sfide attuali con il linguaggio del Vangelo. Una Chiesa chiamata a essere testimone credibile di giustizia e di pace, non per adattarsi al mondo, ma per servire l’uomo.

In ricordo di Paolo VI

Nel suo intervento Leone ha citato Paolo VI, ricordando che alla fine del Concilio parlò dell’“ora della partenza”: lasciare l’assemblea per andare incontro al mondo. Un’espressione che Leone XIV ha riproposto come criterio valido anche oggi. Il Concilio, ha spiegato, ha tenuto insieme passato, presente e futuro: la tradizione della Chiesa, le domande dell’oggi e l’attesa dei popoli di una vita più giusta e più alta. È in questo orizzonte che la riforma ecclesiale trova il suo senso. L’Udienza si è conclusa con la recita del Padre Nostro e la Benedizione apostolica, ma il messaggio resta affidato a una linea chiara: il Vaticano II non è un capitolo chiuso, ma una responsabilità ancora aperta. Portarne avanti l’attuazione significa rimettere Dio al centro, evitare nostalgie e continuare a camminare. Per Leone XIV la riforma della Chiesa non è un’opzione: è un compito ancora da compiere.

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